Wolves in the Throne Room – Celestial Lineage

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Wolves in the Throne Room è una delle band black metal più interessanti degli ultimi dieci anni, una rarità tra le band che provengono da oltreoceano. Fino ad ora hanno all’attivo 3 album e un EP, a dir poco perfetti. Dopo oltre 2 anni dalla loro ultima uscita "Black Cascade" si sono finalmente decisi a tornare in studio per creare il loro nuovo album intitolato "Lineage Celeste", ultimo capitolo di una trilogia iniziata nel 2007 con l’album “Two Hunters”.

Solo cinque canzoni e due brevi pezzi compongono questo album di 49 minuti, e l’apripista "Thuja Magus Imperium" ne fa da splendida introduzione. E’ una pista da non sottovalutare, in quanto comprende un vero senso di atmosfera che si differenzia dai loro precedenti record. Jessika Kenney fa il suo ritorno alla tavolozza sonora della band, offrendo la sua voce femminile per aumentare il senso di atmosfera, intonando testi apocalittici (Sacred bones crumble enshrined / Entombed in roots and stones / A dead sun burns in the hollow Earth / Nameless rivers of dust) sopra un supporto di chitarre atmosferiche, ma prima che quest’ultime vadano in overdrive, Nathan Weaver (per i profani vocalist e chitarrista della band) prende il sopravvento. La successiva "Subterranean Initiation" è leggermente più metallico, ma ancora una volta i synth in ascesa riescono a dominare il suono. E’ giusto dire che c’è più synth in questo album di quanto mi aspettassi, ma non c’è nulla di clinico o freddo su di esso. "Woodland Cathedral" è un pezzo meraviglioso, un incontro di melodie popolari , drone synth e il rumore della chitarra funzionano benissimo, ma la voce di Jessika spinge la melodia lontano dal folk tradizionale a qualcosa di più inquietante.
In contrasto con "Astral Blood" la traccia successiva, fedeli alle loro radici metal, inizia con il potente drumming di propulsione e chitarre apparentemente intrecciati. Tuttavia dopo pochi minuti il placarsi del suono e la furia lasciano il posto a una melodia popolare antica fino a chiudersi in bellezza con "Prayer of Transformation".
L’album è pieno di ampi e profondi paesaggi sonori che sono realizzati con cura. Elementi orchestrali e corali ("Thuja Magus Imperium"), chitarre di tutte le dimensioni e toni ("Subterranean Initiation", "Woodland Cathedral"), synth ("Rainbow Illness"), batteria dinamica, tradizionale voce stridula black metal, e alcuni strumenti antichi pagani coinvolgenti, masse ipnotiche e irresistibili del suono. A volte gli arrangiamenti sono incredibilmente scarsi, eppure inquietanti e bellissimi ("Permanent Changes in Consciousness", "Prayer of Transformation"). Altre volte crescendo ad un blasfemo ruggito ("Astral Blood").

I testi si soffermano su apocalisse, degrado, distruzione, ma bisogna scavare in profondità attraverso il loro muro del suono per arrivare a comprenderli. I fratelli Aaaron e Nathan Weaver, traggono in pieno la forza della natura e la bellezza sta nella vastità dei loro riff, nei pugni vocali e nell’ ipnotico drumming anche se devo ammettere che il suono grezzo che rende l’ascolto di "Lineage Celeste", è tutt’altro che semplice, anzi rende difficile ascoltare tutte le sfaccettature musicali in più, ma questo era certamente nelle intenzioni del duo americano.
Ciò che rende questo album un ascolto interessante è che il songwriting è impeccabile. I lupi hanno da tempo dimostrato che si può scrivere musica incredibile con solo chitarra, basso, voce e batteria, che creano un suono che avvolge e travolge l’ascoltatore, una sorta di potente musica ambient che attinge alla musica folk e musica elettronica sperimentale, dove vi sono una ricchezza di nuove modifiche e innovazioni, per esempio, l’uso di sintetizzatori che dominano la maggior parte delle canzoni. La band ha aggiunto strati su strati di stimolazione sonora al punto in cui ogni canzone è radiosa con il suono. L’album spogliato ai suoi elementi nudi e crudi sarebbe un successo in sé, ma Kenney e Turner alla voce, le percussioni acustiche e l’arpa bellissima che fa la sua apparizione su "Astral Blood" spingono l’album a livelli di beatitudine sonora. Su Lineage Celeste, Wolves In The Throne Room hanno creato il loro capolavoro. E’ la conclusione appropriata per la trilogia. Se la band decide che questo sarà il loro ultimo album, sarà un più che somma carriera di montaggio. I WITTR hanno sfruttato qualcosa che risuona nei cuori e nelle menti di molti. Con questo nuovo album, la band continua a spingersi alla parte superiore del loro genere e si differenzia dai loro coetanei.

Il risultato finale è un altro risultato sorprendente dai leader attuali della scena black metal statunitense.

7 7/10

Wolves in the Throne Room
Celestial Lineage
Southern Lord (2011)

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autore

Mikol
  • http://www.headbang.it Northern

    Splendido, se è la fine chiudono al top.

  • http://www.headbang.it AngelusNovus

    a me non è piaciuto. sicuramente è molto al di sopra di qualsiasi altra release americana ma è ancora molto sui generis e non ha momenti di particolare attrattiva. continuo a preferire il primo.

  • http://www.headbang.it Northern

    In ogni caso si chiama Celestial Lineage.

  • http://www.headbang.it AngelusNovus

    esatto

  • http://www.headbang.it Mikol

    Ops..perdonatemi, errore mio.