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Wolves At the Gate – Captors

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Ad un anno dall’uscita dell’EP “We Are the Ones”, per gli americani Wolves At the Gate è giunto il momento di sfornare il primo full-lenght, “Captors”. Già dal primo ascolto mi è sembrato un buon album, prodotto bene e con idee interessanti alla base dei vari pezzi, ma è dopo averlo lasciato in repeat e riascoltato per altre due o tre volte che mi sono resa conto di quanto i Wolves At the Gate siano maturati. Le voci pulite di Steve Cobucci sono penetranti, non trovo altro termine che si adatti, e non stancano mai: si mixano perfettamente allo scream di Nick Detty (provate ad ascoltare, per esempio, Step out to the water), creando così un 50/50 di puliti e screams perfettamente orchestrato. In brani come Dead man ci sono breakdowns e riff veloci e pesanti, ma anche un bridge dal sapore più progressive, mentre brani come Amnesty sono più veloci e aggressivi. Infine, la traccia conclusiva Man of sorrow, ha un sapore più dolce e melodico, ma non mancano parti vocali ruvide in alternanza ai puliti.

I Wolves At the Gate restano sempre fedeli a loro stessi, con i loro testi carichi di cristianità e la loro capacità di unire sonorità diverse mixandole alla perfezione. Un buon disco ricco di spunti interessanti, ottimo seguito al già ben fatto EP “We Are the Ones”. Sicuramente una band da tenere in considerazione.

8 8/10

Wolves At the Gate
Captors
Solid State Records (2012)

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autore

Elena Antolini

Dipendente da musica, cucina, makeup, libri, hamburger, videogiochi, fotografia, serie tv... e credo basta!