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Hour of Penance – Sedition

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La dipartita di Francesco Paoli (voce) e Mauro Mercurio (drum), dopo l’uscita di Paradogma nel 2010, poteva portare ad una strada tutt’altro che in discesa per i nostrani Hour of Penance. Giulio Moschini (chitarra) e Silvano Leone (basso) rintracciarono però in Paolo Pieri (voce e chitarra, anche Aborym tra l’altro) e in Simone “Arconda” Piras (drum) i due sostituti nella corazzata Hour of Penance, elementi che sicuramente, sentendo oggi il nuovo Sedition, hanno portato molto al gruppo romano, fortificandolo – se possibile – ed andando a completare quella che, a conti fatti, potrebbe essere la migliore lineup della storia del gruppo.

Forti d’un nuovo contratto con la Prosthetic Records, i ‘Penance sono tornati con un disco assolutamente devastante, epico, brutale e feroce: i Behemoth? Sì, state pensando nella maniera corretta. Il sound dei 16th Cellar studios (dove è prodotto Sedition) è impressionante, conferendo al tutto IL suono per tirare giù i muri, definito e granitico. L’evoluzione, conferita anche da un’ascia in più, in un sound più strutturato ed avvezzo a melodie solistiche (oltre che ai soliti riff brutalmente tecnici e massacranti) dona al tutto un sapore più gustoso ed imperioso, arrivando dove Paradogma non poteva e The Vile Conception ancora non voleva. Tutti i presenti sono coinvolti in una prova maiuscola, con un Paolo Pieri davvero abile nel creare linee vocali (dedite, ancora una volta, a “sondare” il territorio religioso) violente ma anche rintracciabili e coinvolgenti, ed un Arconda che si conferma un blaster micidiale, perfetto per il martellante stile del gruppo (certi passaggi sono veramente da infarto come il blast furibondo, verso il terzo minuto, di Deprave to Redeem). Anche i riff chitarristici devastano incessanti, ispirati, sempre al posto giusto, un netto miglioramento dal precedente lavoro.

Generalmente, Sedition attacca senza pietà in pieno stile della band (non aspettatevi arpeggi puliti, ma che ve lo dico a fare). Difficile veramente tirare il fiato se non in aperture come nella traccia Ascension, una novità nella musica del gruppo dove trova spazio l’emergente parte epica, e che non stento a credere diventerà un classico live. Impossibile non citare, però, brani come Enlightened Submission, Decimate the Ancestry of the Only God o Sedition Through Scorn, che sono i momenti dove maggiormente si possono sentire i citati – ultimo – Behemoth, brutalità ed epicità fuse insieme in un marasma di maestosità e devastazione, probabilmente i brani dove veramente il gruppo fa il salto di qualità rispetto al passato. Da non sottovalutare però anche una The Cannibal Gods o Fall of the Servants, asfissianti, brutali e tecniche, veramente massacranti e senza respiro. Deprave to Redeem e Blind Obedience, a chiudere il disco e ritrovando probabilmente il lato più classico dei nostri, chiudono un album che offre, in 31 minuti, un gruppo tra i migliori della scena mondiale, senz’ombra di dubbio.

Sedition è un ulteriore passo avanti nello stile dei ‘Penance, ormai formati e capaci, tra “quelli che contano” nel panorama mondiale, e questo è dimostrato ancora una volta oggi, qui, con il nuovo lavoro (se già non l’aveste capito con i precedenti). Brutalità ed epicità ai massimi livelli per quello che probabilmente è il disco migliore di questa band, e se ne dubitate, non avete che da constatarlo voi stessi: vi basterà ascoltarlo.

8 8/10

Hour of Penance
Sedition
Prosthtetic Records (2012)

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