Forgotten Tomb – Under Saturn Retrograde

0

Il ritorno dei piacentini Forgotten Tomb, una delle maggiori realtà estreme nostrane, era cosa attesa da molti fans. La band capitata da Ferdinando Merchisio (Herr Morbid), in questi anni, ha costruito un’importante cammino con il proprio Black Metal colmo di disperazione e malinconia, arrivando nel 2007 a quel Negative Megalomania che cominciava ad inserire marcati elementi Doom nella propria musica, ricordando, a volte, maestri come Katatonia (della prim’ora), risultando un lavoro ambizioso, d’evoluzione, che tuttavia presentava luci ed ombre. La curiosità, quindi, per questo Under Saturn Retrograde ( da ora USR) era doppia: capire se e come il sound della band potesse essere preda d’ulteriori mutamenti, e se potesse riportare alla valenza dei dischi passati.

Evidente, fin dal primo ascolto, come ormai il Black Metal qui sia storia passata. Se il predecessore aveva iniziata l’opera, questo nuovo parto la conclude definitivamente, staccando il gruppo quasi totalmente dal concetto di Black Metal. Mai come oggi, infatti, sentiamo canzoni mid tempo che ci rimandano ai riff introdotti da quel Brave Murder Day tanto amato, arpeggi distorti cadenzati che, abbinati al solito scream lacerato di Merchisio, infondono quel senso di disperazione tanto caro ai nostri. Quasi totalmente assenti gli assalti frontali blastati invece, come del resto le parti veloci in generale, altro segno palpabile del cambiamento avvenuto in seno alla band.
I pezzi sono tutti piuttosto diretti, perlopiù cadenzati, divisi sempre tra arpeggi, riff monotematici d’estrazione Doom, qualche inserimento acustico, melodie decadenti ed una spiccata vena rock che traspare anche nelle voci pulite, dal sapore a volte Stoner (vedesi Shutter), a volte Post-Punk (Joyless). Ormai non c’è più spazio per le atmosfere angoscianti o gl’inserimenti sulfurei come avveniva in Love’s Burial Ground: USR è molto diretto, non lascia spazio all’immaginazione e tende sempre la mano con riff che ben s’insinuano fin dai primi ascolti. La grande produzione (Finnvox Studio) aiuta quest’aspetto, cristallina ma capace comunque di mantenere un alone grezzo per ricordarci, comunque, da dove questi ragazzi provengono.

Dicevamo prima che Negative Megalomania era un disco con luci ed ombre, ostico aggiungo. USR invece è diretto, molto diretto, ma anche maggiormente in penombra perché sostanzialmente non riesce a colpire con la sua formula tra Doom, Rock e Black. I riff sono piuttosto stanchi, innocui ed alla lunga prevedibili. Il lavoro delle chitarre a volte riesce ad elevarsi sopra la media, ma spesso non trova i tocchi di classe necessari a distinguerlo. Buone cose dal basso di Algol, non trascendentale ma pregevole in alcuni inserimenti dove trova il suo spazio, mentre la prova di Asher dietro le pelli risulta molto banale e manieristica, non aiutando certo il dinamismo dei brani. La classe, però, non è certamente acqua ed i nostri riescono ancora a ricapitolare il meglio della loro proposta in brani di valore come l’iniziale Reject Existence o Shutter, quest’ultima rimandante non poco a certe cose sentite su Love’s Burial Ground; anche la conclusiva Specter Over Venice cresce ottimamente in un finale di grande pathos, ma alla fine il tutto risulta essere troppo poco per riuscire a trovare qualcosa di veramente eccitante in questo lavoro che, nella sua comunque ottima inquadratura e realizzazione, semplicemente non colpisce come dovrebbe colpire, passando in sordina senza lasciare molto dietro a sé.

Quello che preoccupa di più non sono tanto le canzoni prese singolarmente, alla fine anche sufficienti nel loro complesso (alcune anche qualcosa in più), ma più che altro la proposta di fondo: che sia questa la strada da giusta da seguire per i Forgotten Tomb? La coerenza artistica è sempre la cosa più importante per una band, ma sta di fatto che questo lavoro getta un’ombra mai così grande sulla musica dei piacentini, perdendo tutto l’aspetto atmosferico e trovando invece una formula più diretta, già capace di esprimere delle situazioni piacevoli ma alla lunga poco emozionante ed incisiva, nonché tremendamente poco interessante se non rimaneggiata con un po’ della classe che sembra oramai essere venuta meno, speriamo momentaneamente.

Sufficenza tirata, ci si aspettava di più.

6 6/10

Forgotten Tomb
Under Saturn Retrograde
Agonia Records (2011)

  • Voto degli utenti (0 Voti) 0
    (Clicca sulla barra per votare)
SHARING IS CARING!

autore