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Anathema – Weather Systems

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Nuovo full per i britannici Anathema improvvisamente tornati ad una produzione discografica pressochè continua dopo che, due anni orsono, con l’ottimo We’re Here Because we’re Here avevano interrotto un silenzio durato la bellezza di sette anni. E così dopo l’uscita di Falling Deeper (2011) più che altro una sorta di "divertissement" per la band dei fratelli Cavanagh impegnati a riproporre in nuova veste acustica diversi classici del passato, il qui presente lavoro ci riporta gli inglesi alle prese con una nuova produzione vera e propria.

E se il già descritto Falling Deeper andava considerato per quello che era, oggi deve essere rivalutato in quanto a scopi, perchè Weather Systems è un lavoro che suona molto simile allo stesso, e che soprattutto prende le distanze in parte da quel sound volutamente prog alla Porcupine Tree che aveva caratterizzato il ritono discografico degli albionici. Un passo indietro evidente a parere del sottoscritto per un lavoro che nel suo mood tipicamente malinconico che ha sempre caratterizzato le produzioni degli Anathema tende alla fine a tirar fuori un minestrone piuttosto insipido. Sembra quasi difficile, perlomeno per il sottoscritto, parlare in questi termini di una band che ho sempre amato, tanto nel suo aspetto tipicamente doom-death degli esordi, quanto nei successivi sviluppi che hanno portato Cavanagh e soci a forgiare quel sound tutto loro fatto di una commistione particolarmente riuscita di prog, gothic e brit rock.

Weather Systems paga l’eccessiva prolissità di una proposta che non riesce a trovare spunti particolarmente interessanti, che nella sua semplicità calca troppo la mano su passaggi acustici fini a sè stessi. Eliminato quasi totalmente ogni passaggio "elettrico" ed affidatosi agli inserti vocali pressochè continui di una corista femminile gli Anathema cercano insomma di entrare nell’animo dell’ascoltatore, di tirar fuori un album meditativo e profondamente personale… Un album aperto dall’accoppiata Untouchable (divisa in "Part I" e "Part II") che di per sè già mostra come le idee non siano poi tanto chiare. I brani sono di una raffinatezza fuori dal comune, un susseguirsi di arpeggi, passaggi pianistici dal sapore tipicamente autunnale ma che nel loro complesso e nei loro undici minuti complessivi di durata lasciano l’amaro in bocca per l’incapacità di esercitare quella progressione emozionale da sempre marchio di fabbrica degli inglesi.
Punti di vista decisamente confermati in un brano come Sunlight dal taglio decisamente pop-oriented, per certi versi assimilabile alla splendida Dreaming Light (dal precedente album)…ma se in quell’occasione il brano nella sua semplicità veniva fuori nel corso dei minuti fino ad un intrecciarsi di chitarre ed archi da brividi, nella qui presente song non c’è nulla di tutto questo; al resto pensa poi la voce femminile protagonista del brano tanto per rendere il brodo ancora più insipido.

Nulla di cui scandalizzarsi sia chiaro, è solo che dall’esperienza e dall’indubbio talento di musicisti di tal calibro ci si aspetterebbe qualcosa di più, così come qualche bagliore di luce sovviene in superficie in brani più articolati come nei nove minuti di The Storm Before the Calm in cui i britannici dimostrano di trovarsi a proprio agio anche con inserti elettronici, o nella conclusiva Internal Landscapes dove solo elementi più psichedelici a farla da padrone.
In sintesi Weather Systems si tratta di un lavoro perfettino, anche troppo! Un album che va preso per quel che rappresenta, volutamente intimista, votato all’acustica ed alle atmosfere fuse in una sorta di rock etereo che si differenzia non poco dai predecessori. Una scelta per certi versi coraggiosa ma non supportata dalla giusta lucidità.

6 6/10

Anathema
Weather Systems
Kscope Music (2012)

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