Post core roccioso e sanguigno, di quello che spesso e volentieri abbandona le pretese dei vari Converge e Botch per buttarsi a capofitto in una rissa da strada fatta di ignoranza e potenza fisica. Parentesi riflessive e cerebrali accanto a sferzate di adrenalina pura. Roba che pare arrivare direttamente da New York. E con questo si intende allargare lo spettro sonoro dei Cast Thy Eyes dagli Unsane all’HC più spiccio e privo di fronzoli. Nulla di hype e leccato, comunque. Fattore per cui, tra parentesi, non li ringrazieremo mai abbastanza. Un grande lavoro, che ci arriva in un packaging curatissimo, contenente un dischetto altrettanto prezioso. Registrato nella loro Lecce e masterizzato oltre oceano da quel Alan Douches collaboratore di Dillinger Escape Plan e Mastodon. Un’uscita che non sfigurerebbe in qualche rooster pregiato, quindi. Peccato che qui si parli di autoproduzione e autonomia.
Arcigno caparbio un pino storto e nano,
Arcigno caparbio, resiste,
Affonda le radici nella poca terra,
Corroso da un vento carico di mare si torce si flette
Ma non si lascia andare,
Rimane abbarbicato a quell’esile sperone volontà di esserci,
Volontà di farcela se ripenso adesso a quel pino storto e nano,
Mi dà coraggio più di stupide parole che mi
Dico ogni giorno per non lasciarmi andare,
Quel pino storto e nano arcigno e caparbio
Una porzione di uno dei più commoventi testi lasciatici dai Kafka, indimenticabile formazione genovese totalmente devota al DIY. Tanto per far capire il miracolo a cui sono arrivati questi Cast Thy Eyes. Dieci tracce sincere e brutali. Lontane dai trend, eppure non retrograde. Vere come la vita. Nessuna posa o proclamo d’artista. Solo foga e sudore. E tanto lavoro.
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