Un Cri Silencieux / “Scarlet Room”

Scarlet Room

Un Cri Silencieux

Scarlet Room

Trazeroeuno, 2005

Voto: 8/10

È sempre bello tornare dalle vacanze e trovare nella propria casella della posta delle cartoline spedite da chissà quale luogo da parte di chissà quale amico.
È bello guardarne la foto, immaginare di essere anche noi in quel luogo di solito meraviglioso e poi voltarla e come ultimo atto leggere quello che il mittente ci ha voluto dire. Ecco un po’ mi è successo proprio questo quando ho trovato il debut album degli “Un Cri Silencieux” (nonché secondo cd uscito per la Trazeroeuno, nuova interessante etichetta milanese): ho ammirato la copertina crepuscolare e coperta di quella malinconia in cui spesso ci piace crogiolarci; ho letto i testi intensi, tra cui l’opener “Monocromi in Autunno”, pezzo tratto dal “Libro dell’Inquietudine” di quel personaggio controverso e geniale che è Fernando Pessoa; infine ho voluto sentire e vedere il messaggio che questo sestetto milanese voleva darmi. Se la copertina ci invita a varcare la soglia di quella malinconia di attimi felici e di momenti sereni oramai passati, le sonorità sono un vero e proprio viaggio in questo stato d’animo e a partire da “Monocromi in Autunno” fino ad arrivare a “Door in Abandoned House” non si fa altro che penetrare in stanze sempre più profonde per cercare di afferrare una tranquillità di spirito che sembra ormai perduta.
L’unione di certo post rock di stampo inglese, con Mogwai e Giardini di Mirò sicuramente tra le ispirazioni, con il dolcemente oscuro rock progressivo degli ultimi lavori degli Anatema crea una dolce culla accogliente, nella quale riescono a convivere e a farla da padrone la voce molto bella e evocativa di Sara Moriconi (ex Lifend) e quella maschile e quasi sospirata di Oscar Bellesso, in un intricato e ammaliante intreccio di tonalità, che non fa mai scendere il pathos di questo album.
Ragguardevole anche la title track, “Scarlet Room”, due minuti e mezzo di soffuso rumore bianco che si mischia con gli strumenti di sottofondo a formare un delicato pezzo quasi ambient che prepara alla successiva “Door in Abandoned House”.
Difficile estrarre qualcuno dei quattro pezzi vista anche la grande omogeneità di questo “Scarlet Room”, quindi il consiglio è di ascoltarvelo tutto di fila senza nessuna pausa e di lasciarvi cullare da tutto l’insieme degli strumenti (la batteria di Mattero Donnini è veramente eccezionale per stile e capacità di non essere mai banale) e delle voci e di entrare anche voi nella stanza scarlatta, un dolce utero in cui lasciarsi cullare dalla malinconia e dalle delicate note di questo album!
P.S.: il cd contiene anche il video della title track, che dà il giusto accompagnamento visivo alla malinconica tristezza dei suoni.

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