Trident / “World Destruction ”

World Destruction

Trident

World Destruction

Regain Records, 2010

Voto: 5/10

Torna Johan Norman dal passato Dissection, Decameron e Soulreaper. Basta questa presenza per generare un discreto interesse su questa nuova creatura dal nome Trident. Ad affiancarlo ci sono due Necrobophic (Tobias Sidegård e Alex Friberg) e l'ex batterista dei mai troppo considerati Grief Of Emerald. Gente che ha sempre dato tutto per il death/black svedese ci riprova ancora una volta ma con frutti almeno per me scadenti. Vorrei precisare che non ci sarebbero individui migliori per rappresentare nel 2010 questo filone musicale e sono sicuro che "World Destruction" sia nato nel segno della passione più pura. Passione che purtroppo non aiuta il disco a salvarsi da un'evidente insufficienza.
Ci sono giusta atmosfera e giusta produzione, sembra di essere catapultati da qualche parte negli anni 90, ma quello che manca a "World Destruction" sono le canzoni. Non riesco a trovare un solo brano salvabile e - anche mettendoci tutto il cuore - non voglio parlarne bene solo per qualche riff riuscito qui e là. La monotonia la fà da padrone e mi duole dirlo perchè questo è uno dei rami estremi che ha saputo darmi maggiormente emozioni speciali nel corso degli anni. I Trident riportano l'ascoltatore ai tempi della No Fashion, tempi in cui si susseguivano capolavori su capolavori e riportano alla mente melodie alla Dissection e primi Necrophobic/Decameron. Ma più mi dilungo e più scende l'amaro in bocca perchè "World Destruction" poteva essere una delle più liete novelle del 2010 ed invece finirà nel dimenticatoio (almeno nel mio, "forzare" l'ascolto non mi è servito a nulla). L'album è intriso nella svedesità più totale, si muove fra sfuriate putrescenti e passaggi melodici d'autore, suonato ed interpretato come si deve, eppure non riesce ad accendere quella scintilla sacra di un tempo. Buona la prova vocale di Tobias questa volta, ma senza far impazzire.

La domanda è: serviva un disco del genere? La risposta è si, serviva eccome, se non altro per dare spolvero e tornare ad un certo splendore compositivo tipicamente svedese. La Regain non è la No Fashion (ma meno male che esiste - aggiungo - in quanto rimasta quasi l'unica a credere in un determinato sound) e gli anni novanta continuano a non temere gli esigui attacchi dal duemila in poi. Tuttavia qualche anima nostalgica inseguitrice di qualcosa simile ai Dissection (certi riff sono puro tributo) e compagnia potrà ancora esaltarsi. Questa volta io mi metto da parte.

Commenti
Demonical
Demonical ha scritto 2 anni fa:
Io invece penso che sia un album davvero buono, non è un capolavoro, ma davvero ascoltabile e gradevole. Voto 7
Thrasher
Thrasher ha scritto 2 anni fa:
Non mi ha convinto, troppo manieristico. certo alcuni passaggi sono anche pregevoli, ma in fin dei conti credo che il lavoro non valga quelle che erano le aspettative

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