Il mercato deve essere abbastanza in crisi se anche una formazione "da tiro" come i To/Die/For si ritrovano costretti all'autoproduzione. Non sono bastati cinque full-lenght ad assicurare un duraturo contratto di rilievo, i finlandesi si ritrovano così a fare tutto in casa (le copertine continuano comunque ad azzeccarle) per la nuova creatura Samsara.
Quasi per ogni gruppo vale il detto "o li ami o li odi", ma penso che per i To/Die/For tale concetto vada amplificato all'ennesima potenza. Partiti con un disco a mio di vedere superlativo come All Eternity hanno continuato a fare bene con Epilogue. Dopodiché il detto "only for fans" è diventato legge, difatti solo chi ha apprezzato oltre misura i loro inizi potrà inoltrarsi senza remore nei vari Jaded, IV e Wounds Wide Open. Il nuovo Samsara non fa eccezione e alla fine si accoda alla giusta dimensione di sufficienza a cui siamo abituati da tempo. La loro musica è ancora adesso un easy gothic metal con voce seducente (il timbro vocale del singer Jarno Peratalo rimane ancora oggi subito distinguibile fra centinaia) e dai testi drammatico/romantici.
Insomma per quei pochi affezionati che ancora li seguono con passione (mi ci infilo anche io per faccende nostalgiche) Samsara sarà un ascolto piacevole e completamente sufficiente (le uniche che reggono botta con il meglio fatto da loro sono a mio modo di vedere l'opener Kissing The Flames e Hail Of Bullets). Un viaggetto che inizialmente volevo bocciare maldestramente e che invece piano piano si è fatto approvare (le uniche note dolenti arrivano alla fine con un duetto abbastanza stancante formato da Oblivion:Vision e Someday Somewhere Somehow). In mezzo rimangono valevoli contorni come Damned Rapture, Death Comes In March e Love's A Sickness mentre lo spazio cover anche a questo giro è stato pensato "alla grande" grazie alla riproposizione di Cry For Love (Iggy Pop).
Refrain ruffiani si accavallano e l'atmosfera vive costantemente sul filo del gothic/rock (con diverse punte un pizzico più spigolose) con chitarre a recitare (fortunatamente) un ruolo fondamentale e primario (mentre le tastiere sono meno protagoniste rispetto al passato).
Se siete arrivati sino al precedente Wounds Wide Open non c'è motivo per evitare Samsara. Se siete convinti solo a metà conviene aspettare tempo e futuri saldi, gli altri possono pure continuare ad evitarli come la peste.
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