Ankhagram / “Thoughts”

Thoughts

Ankhagram

Thoughts

Endless Winter, 2012

Voto: 8/10

Dead e suoi Ankhagram con me sfondano il classico portone aperto, ogni cosa che ho potuto ascoltare di questo monicker mi ha sempre entusiasmato puntualmente senza riserve. Il fascino che esercita su di me la band russa non è per niente normale e proprio per questo non devo essere seguito elogio per elogio alla lettera. Posso benissimo capire come un "timido" o poco propenso ascoltatore possa trovarsi in difficoltà con il mood funereo e soffocante che si respira nella nuova fatica Thoughts, un lavoro sicuramente meno accessibile rispetto al suo predecessore (già recensito su questi lidi). Questa volta Dead ha incrementato la lunghezza dei brani finendo con l'ampliare la forte sensazione di disagio incrementata da testi brevi, semplici ed altamente depressivi.

Una volta superato il non facile scoglio della pazienza il percorso diventa in qualche modo "agibile". La musica griffata Ankhagram non è mai stata particolarmente tecnica o complicata nel suo svolgimento e così resta ancora oggi. Seguire lo scorrere dei brani non è mai realmente difficile ma lo potrebbe diventare alla distanza, quando si capisce che le cose non cambieranno affatto di una virgola nel loro "continuo ristagnamento". Mi piace tantissimo l'unione chitarra/gutturalità vocale, un marchio che continua ad entusiasmare in tutta la sua potenza evocativa. Non passa poi inosservata la componente elettronica che contribuisce nel raffreddare le sensazioni generali aiutando ad uscire dalla più cupa negatività in maniera apparentemente più fluida. Dead fa tutto da solo e si percepisce chiaramente perché ancora una volta la musica esce "macchinosa" e sotto certi aspetti artificiale, questo aspetto alla fine sarà determinante nel definire il piacere di ascolto di Thoughts ma non solo visto che si parla di una costante di casa Ankhagram.

Sono due strumentali ad aprire e chiudere l'opera, l'opener è inusualmente breve e stranamente "ariosa" mentre il finale rende vana ogni speranza grazie al suo lento svanire. In mezzo troviamo quattro perle oscure e di inaudita lentezza, Don't Feel This Life è quella regina mentre il momento "transitorio" (note di piano affiancato al rumore di treno che scorre sui binari con conseguente attacco elettrico a seguire tanto per intenderci) di Lost In Reality è forse il momento migliore di tutto l'album (almeno per me). Dopo diversi ascolti sono poi arrivato alla conclusione che l'apparente o primaria inferiorità di I'm A Fake e Withous Us è solo spettrale perché entrambi i brani sono altrettanto validi.

Doom/funeral/death consigliato, un alternativa ai nomi "di spicco", una realtà alla quale bisogna dare una piccola opportunità.

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