While She Sleeps / “This Is The Six”

This Is The Six

While She Sleeps

This Is The Six

Search And Destroy Records - Sony Music, 2012

Voto: 9/10

In questo 2012 eravamo tutti agitati nell’attesa di tre nuove release, tre dischi su cui la scena metal e hardcore aveva caricato talmente tante aspettative che qualunque risultato al di sotto di un capolavoro avrebbe decretato molto probabilmente un brusco stop per la band in questione. Sto ovviamente parlando dei nuovi dischi di Architects, Periphery e While She Sleeps. Per i primi due sappiamo come è andata, lavori ben al di sopra delle previsioni sotto ogni punto di vista... e quindi è con una punta di paura che mi sono messo davanti al computer per sentire per la prima volta "This Is the Six", le aspettative erano tante, forse troppe per una band che in fondo finora ha pubblicato solo un EP.

Bene, è bastato premere play per vedere cancellati tutti i miei dubbi. Aprire un disco con un pezzo come "Dead Behind the Eyes" equivale ad una dichiarazione di guerra da parte della band di Sheffield. Grazie al suo riffing assolutamente efficace e all’incredibile groove questa song setta immediatamente dei livelli altissimi, complice anche il cameo di Andrew Neufeld, vocalist dei Comeback Kid.
Dalla seconda track, "False Freedom", si inizia a notare quello che sarà uno dei pilastri del disco, il lavoro sopraffino di Sean Long sulle parti di lead guitar. Aggiunge spessore ad ogni pezzo senza stancare mai l’ascoltatore o distrarlo dal brano. Ottimo esempio del suo gusto lo troviamo in "Seven Hills", dimostrazione lampante del fatto che poche note suonate con intelligenza saranno sempre più efficaci di scale suonate a 300 all’ora senza alcun senso. Feeling batte tecnica 10 a 1.

Intro di piano per "Our Courage,Our Cancer", uno dei pezzi più epici del disco,sopratutto grazie alle vocals di Lawrence Taylor, vero trait d’union del disco. Incredibile il lavoro di questo ragazzo dietro al microfono, riesce ad esprimere una gran gamma di emozioni anche con uno stile di canto che è per sua stessa natura stereotipato.
Decisamente è arrabbiatissimo e non vuole che la cosa passi inosservata.
Continuando con l’ascolto non si ha un momento di pausa da quest’assalto frontale fino al settimo pezzo, la strumentale "The Chapel". Beh, non vi rilassate, non è il caso. "Until the Death" torna subito sui binari. Apertura molto lo-fi e poi via, un riffing pesantissimo ci porta per mano in un pezzo che al sottoscritto ricorda alcune atmosfere tipiche di quel masterpiece che è Grey Britain dei Gallows... quando ancora erano i Gallows, insomma... Gran pezzo anche "Love At War", riuscitissimo l’intro cantata da tutta la band, soluzione semplice ma sempre di gran efficacia che i WSS usano con intelligenza in tutto il disco.

La chiusura è affidata a "The Plague of a New Age". Sana vecchia aggressione, un pezzo dall’attitudine decisamente hardcore. Gran riffing, tempi cadenzati, accelerate decise e gang vocals. Tutto quello che ti aspetti da una band di questo tipo, ma... fatto meglio! Outro del disco è "Reunite": piano, voce e gran riferimenti al precendente EP, "The North Stands For Nothing".

Tirando le somme, questo è decisamente un gran disco. I WSS hanno rispettato le promesse fatte ai "The Six" (così chiamano i loro fans). Quello che è uscito da questi mesi di lavoro è un disco molto potente, dalla produzione semplicemente perfetta ad opera di Carl Brown, che ha saputo guidare la band nella maturazione che ci aspettavamo. Abbiamo già detto di come spicchino su tutto le vocals e le chitarre soliste, ma non c’è niente in questo disco che non sia più che convincente. Non c’è un pezzo che ti faccia venire la voglia di passare al successivo e non è una cosa che si possa dire spesso ultimamente. Personalmente l’ho ascoltato 5 (sì, cinque) volte di fila e non sta abbandonando il mio stereo. Non riesco a trovare aspetti negativi, se proprio dovessi sceglierne uno potrei a stento dirvi che forse preferivo la versione originale di "Be(lie)ve", ma è una valutazione personale.

Se potete non perdetevi assolutamente il loro passaggio in Italia al Land of Live di Legnano o al Vidia a Cesena. Non so perchè ma ho proprio l’impressione che vedere Architects e While She Sleeps sullo stesso palco e la stessa sera non sarà un’esperienza per deboli di cuore.

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