Killswitch Engage / “The End Of Heartache”

The End Of Heartache

Killswitch Engage

The End Of Heartache

Roadrunner Records, 2004

Voto: 7/10

Terzo album per i Killswitch Engage dopo il precedente "Alive Or Just Breathing", decisamente buono e promettente; cambia anche il cantante, ma la formula da proporre è sempre la stessa: tecnica e melodia fuse assieme.Su questo nuovo album e tra i dodici pezzi che lo compongono ci sono davvero dei momenti meravigliosi, momenti in cui lo splendido cantato di Howard Jones, ex Blood Has Been Shed (a mio parere più duttile e adatto alla causa KE del precedente cantante), incunea nel vostro cervello indelebili refrain che vi risuoneranno per molto tempo come in "When Darkness Falls" o "Rose Of Sharyn".Mentre a livello tecnico i Killswitch Engage si riconfermano dopo quanto già dimostrato con "AOJB", a livello di qualità del suono invece propongono un ulteriore miglioramento con un lavoro che non mostra una pecca e che brilla di luce propria, decisamente una produzione a 5 stelle. Merita un accenno il fatto che Adam D. (chitarrista del gruppo) abbia curato personalmente tutta la produzione, ridicolizzando quanto già di buono aveva fatto sentire con la produzione dell'ultimo All That Remains.Purtroppo (c'è sempre un purtroppo!) a parte quei momenti memorabili di cui si parlava (e che denotano senza dubbio un gusto nettamente al di sopra della media) sembra che l'album sia troppo dipendente dal cantato di Howard, troppo incentrato sulle melodie vocali e intenzionato a lasciare quindi in secondo piano la coesione dei pezzi e gli arrangiamenti. Preso singolarmente, ogni singolo riff risulta devastante, selvaggio, graffiante... ma è come se questi fossero dei pezzi di un grosso patchwork dalle pezze di alto valore dove però sono poche le cuciture integre e solide.Un mezzo passo falso che delude le notevoli aspettative, peraltro già anticipato dai membri stessi del gruppo, consci del fatto che il materiale dell'album è stato scritto praticamente in tour, senza le condizioni necessarie per poter elaborare e amalgamare in maniera completa le idee e le ottime potenzialità del gruppo, evitando di lasciarsi trascinare quindi per semplicità solamente dal genio e dalle linee vocali di Howard Jones. Sarebbe stato comunque difficile non accorgersene da soli.Rimandati con fiducia alla prossima.

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