Face Of Oblivion / “The Embers Of Man”

The Embers Of Man

Face Of Oblivion

The Embers Of Man

Comatose Music, 2011

Voto: 6/10

Death metal tecnico e brutale per gli esordienti Face Of Oblivion, gruppo che esordisce sotto la sempre attenta Comatose Music con il buono The Embers Of Man.
Non c'è da strapparsi i capelli dalla gioia, questo è bene specificarlo da subito, la formazione americana si prodiga al meglio per offrire un prodotto sicuramente poco o nulla personale, ma dalle caratteristiche giuste per stimolare la solita fascia di pubblico a cui stanno bene le cose così. Ascoltare The Embers Of Man è piacevole, si viene aggrediti (la produzione pulita e perfetta non incide alla voce "impatto", pensando più che altro a bilanciare in modo equo ogni componente) dall'inizio alla fine in una continua spirale sonica fatta di scale,ripartente e depravazioni, il lato brutale fortunatamente non viene messo da parte, anzi le canzoni sono tutti veloci e schizzate, perfette nel dare quel particolare senso di disorientamento tipico del genere. Diciamo che ascoltare questo disco è come scartare un regalo da tempo annunciato, non si sa mai con certezza cosa andremo a trovare anche se ne conosciamo grossomodo il contenuto.

I Face Of Oblivion sono la valvola di sfogo dell'ex Origin James Lee, il suo cantato è l'autentica e primaria garanzia del cd. Un growl vario e deviato, sempre pronto ad offrire una vasta gamma di situazioni diverse, si va dalla classica profondità di rito a urli indemoniati passando lungo strofe quasi "teatrali" da quanto bene sono interpretate. Oltre a questo non si può fare a meno di notare l'ottimo impianto ritmico, sugli scudi troviamo il bassista Cole Gunther che non smette un solo secondo di farsi notare con il proprio strumento, di pari passo la batteria di Orgar si mette in mostra in tutta la sua abilità tecnica sacrificando lievemente il fattore violenza (almeno è questo quello che mi è stato trasmesso). Le chitarre non smettono di macinare riffs in continuazione, e indovinano sempre le "frustate" fuori dal mucchio. Se amate Cannibal Corpse, Necrophagist e Suffocation (aggiungerei anche lievi incursioni nei Death di metà carriera e di rimando Decrepith Birth) questo disco potrà fare al caso vostro (sempre se vi piace ascoltare ed esplorare sopra ogni altra cosa), canzoni come Dead To Me, Drowned In Blood, The Breaking Wheel, Lecherous Indignities, Undesigned (grande la strofa) e la conclusiva title track sapranno tenervi compagnia adeguatamente tramite consolidate/abusate armi.

Come già accennato The Embers Of Man non procurerà "crisi esaltanti", le canzoni se esaminate singolarmente e minuziosamente non sono poi così sbalorditive, però alla fin fine la mezz'ora che andremo ad intraprendere non mette addosso la classica sensazione del "che palle", e tutto ciò va accolto con il sorriso sulla bocca. Sempre.

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