Grimness 69 / “The Bridge”

The Bridge

Grimness 69

The Bridge

Rising Nemesis Records / Butchered Records / Sevared Records, 2010

Voto: 6/10

Tornano i Grimness 69, i death metallers veneziani che, nei bei tempi andati, s’iscrissero all’albo delle band - italiane -estreme ed underground per eccellenza, quando ancora il nome era solo “Grimness”. D’allora, le cose son cambiate decisamente e, smessi i panni da chaos incontrollato e blasfemie gratuite, i nostri si son dati, come ricorderete, ad un Death Metal / Grindcore più inquadrato e seguibile. The Bridge, supportato da un artwork veramente stupendo e da una veste estremamente professionale, è un lavoro che proprio nel Death s’identifica apertamente: la componente Grind, qui, non sussiste. Un’ottima produzione (forse la batteria un poco asettica) segna un disco che non ha propositi di chissà quale tipo, se non di portare avanti la bandiera d’un genere (o di un modo di vivere la musica, se volete).

Bisogna proprio dire che questo lavoro è precisamente come appare sin da subito: onesto, con se stesso e con i fan. Non troverete sperimentazioni o divagazioni in altri generi, non ci sono parentesi e virgolette da mettere qui o lì: 40 minuti di puro Death Metal, con tutto quello che ne consegue. Parti veloci e taglienti, rallentamenti, qualche solo, un basso corposo e sempre udibile (ottima la cosa) ed una voce bella gutturale ad animare le danze; niente di più e niente di meno. I brani non sono dei capolavori, ma si fanno tutti ascoltare senza intorbidire l’attenzione ed alcuni, come una Feeding, The First Words of A Dead od un’oscura Doomsday Carillon, s’innalzano per carisma e belle trovate.

Non c’è poi molto da dire per un disco come The Bridge, ma questo non denota – necessariamente – un accento negativo alla questione. Indubbiamente non ne posso tessere le lodi: qui non si hanno momenti estatici o soluzioni geniali, ne ho trovato neanche una ricerca minuziosa nei brani (in generale), quindi non aspettatevi un Capolavoro ne un disco veramente sopra le righe. Tuttavia, se siete amanti di queste sonorità, non sottovalutatelo: The Bridge pare proprio essere un disco fatto con il cuore, di chi ama un genere e non vuole riscriverlo, assolutamente, ma semmai raccontarlo una volta in più; sia questo per voi fondamentale/importante/valevole o no, non posso dirvelo io.

Sperando che, in futuro, provino ad osare qualcosa in più scrivendo un disco veramente consacrante, amanti del Death Metal, non siate indifferenti a questo The Bridge, potreste perdervi qualche piacere di troppo.

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