Non ho capito molto la mossa della Amputated Vein nel raccogliere in questo CD i demo del gruppo della Louisiana in questione, all’attivo con un full solamente e qualche uscita minore. Il gruppo si può classificare ovviamente come brutal death, suono classico e richiami alle linee del genere dei primi anni ’90, mid tempo, qualche accelerazione, qualche fase mosh… insomma un gruppo che già da questi primi tentativi, seppur disomogenei, dimostrava la decenza di volere e sapere rendere varia la propria proposta. Su questo CD sono presenti tre demo, due ulteriori bonus abbastanza vecchiotte e 3 video live… andiamo con ordine:
1) Demo – Manco a dirlo quello più recente, del 2001, è il migliore, vario, ben suonato, specchio quasi totale di quello che sono i Suture oggigiorno, un buon gruppo brutal death, senza troppi fronzoli ma cosciente e consapevole di come ci si debba muovere nel genere. Il demo precedente, del 1999, mostrava già le linee verso le quali il gruppo aveva intenzione di andare, il suono è però molto meno curato, così come l’arrangiamento; lo stile incorporava alcuni elementi più death/grind e la proposta era decisamente meno complessa e più grezza. Il primo demo, fortunatamente composto da soli due pezzi e risalente al 1997, è pressoché definibile come un abominio, non me ne vogliano i Suture ma non mi stupisco che ci siano voluti altri due demo prima di arrivare al debutto.
2) Bonus – Si tratta di due pezzi, uno del 1999 e uno del 1996, niente di particolare a tal riguardo e di certo niente di trascendentale, trascurabilissimi.
3) Video – Mi chiedo se qualcuno oltre agli strettissimi parenti dei membri del gruppo li abbia mai guardati più di una volta, mi aspettavo peggio ma di certo niente per cui valga la pena spendere del denaro.
Cos’altro aggiungere? Un’uscita abbastanza anonima, che non aggiunge assolutamente niente ai Suture, buon gruppo brutal che purtroppo, con questa raccolta non si fa di certo una buona pubblicità e ne esce ridimensionato, se non fosse per i primi quattro pezzi si tratterebbe di una disfatta totale. Carina invece la copertina di Sho, come d’abitudine, anche se alcune parti (sarebbe meglio dire arti) sfuggono un po’ alle leggi di gravità.
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