Sunn 0))) / “Black 1”

Black 1

Sunn 0)))

Black 1

Southern Lord, 2005

Voto: 8/10

Dimenticate il deludente “White 2”, nel quale O’Malley e Anderson si limitavano a fornire una sorta di bigino per il perfetto musicista drone, senza che nessuna idea degna di questo nome si concretizzasse lungo tutta la durata dello stesso (e a poco serviva la partecipazione di Attila Csihar). Questa volta il duo è stato in grado di comporre un disco ben suonato, ben scritto e soprattutto sorretto da un’idea di fondo che è stata realizzata compiutamente in questi nuovi brani: ossia un omaggio al black metal, a quello più cupo e disturbante, riletto però attraverso la consueta ottica musicale dei Nostri. “Black 1” mantiene le premesse contenute nel suo titolo: sette pezzi volti a celebrare l’oscurità totale trasposta in note. In più di un’ora di durata, infatti, il drone – doom che siamo ormai abituati ad aspettarci dai Sunn 0))) viene rivestito da un alone di negatività così intenso che neppure il loro capolavoro “White 1” ci aveva fatto provare: probabilmente si trattava del loro disco più alienante, ma in quanto a capacità di rappresentare un universo completamente privo di luce e immerso nelle tenebre più profonde delle Malebolge, beh questo “Black 1” non si batte.
In particolare, fa piacere percepire che i due statunitensi siano sinceramente interessati a quello che suonano, che questa loro insospettabile passione per il black metal sia genuina: e a questo giro pure gli ospiti risultano perfettamente funzionali alla musica dell’album.
Tra tutti quello che spicca maggiormente è il famigerato Malefic (Xasthur), personaggio controverso, ma che impreziosisce il disco con interventi vocali veramente azzeccati, in grado di far aumentare l’aura di malvagità presente nelle tracce in cui canta. Sua è la voce nell’allucinante cover degli Immortal “Cursed Realms (Of The Winterdemon)”, assolutamente irriconoscibile e dilatata a dismisura: praticamente, una rilettura ambient – noise del pezzo dei norvegesi, caratterizzata da basse frequenze e drone maligni. Per quanto riguarda le frequenze moleste, da segnalare anche la riuscitissima “Candlegoat”, nella quale Greg e Stephen vanno oltre i loro indiscussi maestri Earth, generando una tetra litania che aumenta d’intensità fino a giungere a livelli di concretezza quasi sludge (e lo scream di Malefic evoca demoni, una delle sue migliori prove). Culmine del disco è la conclusiva “Bathory Erzsebet”, oltre un quarto d’ora di narrazione gotica per chitarra, amplificatore e rintocchi di campana a morto. I Sunn 0))) hanno creato qualcosa di convincente, un tentativo di traghettare la cosiddetta drone – music da lidi ormai sterili e autocompiacenti verso orizzonti maggiormente stimolanti, rinnovandola. Probabilmente non tutto è perfetto, ma gli spunti dai quali partire per spingersi sempre oltre ci sono (cfr. il riff portante di “It Took The Night To Believe”, che pare preso da un disco dei Darkthrone, ma suonato a 16 giri anziché a 33). Speriamo che il gruppo non si sieda sugli allori, come aveva fatto dopo “White 1”, ma continui a tentare di percorrere nuove strade.

Sinteticamente: un viaggio nella tenebra più profonda, da ascoltare fino all’ultima nota (distorta).

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