Blood of Kingu / “Sun in the House of the Scorpion”

Sun in the House of the Scorpion

Blood of Kingu

Sun in the House of the Scorpion

Candlelight Records, 2010

Voto: 6/10

Il nome Roman Saenko dirà qualcosa a qualcuno di voi, noto com'è per la sua militanza in bands come Hate Forest e Drudkh e conosciuto anche per il progetto dark ambient dal nome Dark Ages. Non ancora appagato o abbastanza impegnato il nostro ha deciso nel 2007 di lanciarsi in un'altra avventura dal monicker Blood Of Kingu che con "Sun In The House Of The Scorpion" arriva al secondo full-lenght dopo il fortunato "De Occulta Philosophia".

Il nuovo lavoro arriva spalleggiato dalla Candlelight Records e basterebbe solo questo per far capire il crescente interesse attorno alla band. Il progetto Blood Of Kingu nasce per dar sfogo a tematiche babilonesi/egizio-asiatiche, ma bisogna dire che musicalmente siamo al cospetto di materiale classico o "ordinario" per quanto concerne la mente che vi ruota dietro. L'approccio con Blood Of Kingu porta automaticamente al paragone con Hate Forest. E' presente pari pari la carica furiosa e l'incedere "senza respiro" dato anche dalla classica prova dietro al microfono di Roman, profonda, appiccicosa e brutale. Quello che cambia rispetto agli Hate Forest è quel senso di distacco e "freddezza", in "Sun In The House Of The Scorpion" si avverte più visceralità ed occultismo e si evitano quei tipici viaggi sognanti a cui eravamo abituati in dischi come "Sorrow" o "Purity". Non nascondo che la musica sotto il nome di Hate Forest sia a me più cara e in minima parte incide sulla votazione attuale di Blood Of Kingu.

"Sun In The House Of The Scorpion" è una martellata di trentasei minuti dove trovano posto intro ed outro ambientali e la cover di The Gate Of Nanna dei Beherit. In mezzo troviamo un bel macello sonoro di buona compattezza dove il meglio lo offrono Cyclopean Temples of the Old Ones dal riffing intenso e la lunga (dieci minuti) Incantation of He Who Sleeps, dove troviamo anche piacevoli rallentamenti di vitale importanza per l'economia del disco (bel momento quando il brano "si lascia andare" nei minuti finali).

Il disco scorre senza regalare particolari sussulti, crudo, spirituale e violento, si prende il suo tempo e lascia ben poco dietro di se. E' questa la parte negativa di qualcosa che potrebbe benissimo avere molto valore e invece finisce relegata in un limbo. Tirando le somme, il progetto Blood Of Kingu rimane comunque interessante con due dischi sicuramente non brutti, ma si può fare certamente di meglio (alla lunga si sa che troppe incarnazioni musicali fanno più male che bene). Per finire una piccola nota di elogio alla copertina che conferisce la giusta dose di antichità in preparazione dell'ascolto.

Commenti
AngelusNovus
AngelusNovus ha scritto 2 anni fa:
Anni luce dai Drudkh. Non male la rece.

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