Con la premessa di essermi imbattuto da tempo con il moniker Stigma per via della massiccia attività promozionale e live che i nostri intraprendono da anni, senza però MAI aver prestato loro orecchio, eccomi quest'oggi alle prese con una proposta che difficilmente conserverò negli annali.
Sebbene una copertina degna della Razorback Records e del suo gore statunitense, omaggio ai fumetti old-school stile Tales from the Crypt, "Concerto for the undead" è in realtà ben distante da concetti quale sanguinolenza e putridume, rivelandosi invece come una cristallino e melodic-oriented copia-in-serie della ormai asfissiante scena Metalcore Made in USA, quella che ha assorbito la Metal Blade per intenderci, quella che ha dato nuovo spolvero agli In Flames di un tempo, quella bistrattata e ripugnata da ogni fanzine, ma tanto amata dai più giovani incazzatoni (ma non troppo incazzatoni, mi raccomando).
Eppure gli Stigma sono una bella realtà italiana, apprezzati e riconosciuti, degni di esser nel roster di una label newyorkese ed impeccabili nel confezionamento di un prodotto con tutti i professionalissimi clichées richiesti.
Clichées, appunto. Conditi di un notevole piglio heavy e della voglia di non cadere nei vomitevoli ritornelli melodici in pulito, aggressivi al punto giusto e amanti delle armonizzazioni di chitarra... senza mai eccedere nelle velocità e nelle tensioni, mai travalicare schemi e strutture in 4/4, mai variare l'uso degli screams; ma non è certo obbligo biasimarli per tutto ciò.
Se siete malati di As I lay Dying, Bleeding Through ed affiliati e non volete lasciarvi scappare le proposte connazionali di più alto profilo, gettatevi a capofitto su questo dischetto. Altrimenti, lasciate perdere come lascereste perdere tutto il filone (e proprio mentre corre il lettore, una song aizza le mie antennine grazie a soluzioni lievemente differenti dai restanti 40 minuti: "3000 years and still keeping it real", guarda caso con ospiti canori ed effettistiche che smuovono un po' il piattume completo).
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