Nachtvorst / “Silence”

Silence

Nachtvorst

Silence

Code666, 2012

Voto: 7/10

Dalla piccola Black Devastation Records alla Code666 (uno dei colossi di casa nostra). Il passo in avanti però non avviene solo in termini di visibilità visto che la formazione olandese dei Nachtvorst ci mette impegno per migliorare quanto di buono avevano fatto con il debutto Stills. Produzione e confezionamento migliori potranno illudere forse i più giovani ma di certo non chi si è lasciato certi parametri alle spalle. Il nuovo Silence è senza dubbio alcuno un disco molto buono, un disco suonato e prodotto egregiamente ma allo stesso tempo non raggiunge gli apici emotivi di un Stills, un piccolo tesoretto underground da andare a riscoprire quanto prima appena se ne ha occasione.

Ma questo preambolo non deve far passare troppo in secondo piano Silence , album che saprà intrattenere i seguaci del cosiddetto "black/doom". Le canzoni sono in totale sei, due sono brevi intermezzi strumentali atti a spezzare leggermente la sensazione di pesantezza generale mentre la durata media dei quattro pezzi rimanenti si attesta sugli undici minuti. A stupire come già anticipato è il suono, le chitarre escono pulite e potenti riempiendo così ogni spazio vuoto nel giro di parecchi metri. I Nachtvorst non esagerano mai, non stupiscono ma pensano a svolgere al meglio un compito forse semplice, ma sempre e solo sulla carta.

L'opener The Serpent's Tongue sfugge alla monotonia grazie ad un riffing massiccio ed efficacemente ritmico, pesantezza e lentezza regnano sovrane ma ciò non influisce nella fluidità del pezzo che scorre di minuto in minuto assai velocemente. La costruzione del brano inizia chiara e diretta per diventare sempre più evanescente mano a mano.
Nightwinds stupisce per la sua aggressione "sludge/core" iniziale, un martellamento violento e blasfemo che domina i primi minuti senza la benché minima possibilità di trovare aria libera da respirare. Il pezzo molla di seguito gli ormeggi in un pieno e rarefatto compiacimento.
Gentle Notice of A Final Breath è un saliscendi di trasporto dalle forti sensazioni, lo definirei come "calma assassina" per la facilità con la quale irrompe e squarcia senza dare chiari segnali a riguardo.
L'ultimo monolite risponde al nome di A Way of Silence ed è forse l'episodio maggiormente riuscito ed affascinante, la ricetta mantiene intatte le solite caratteristiche di apparente tranquillità spezzata ora da brusche impennate vocali/elettriche velenose e dilanianti, e da momenti più rilfessivi ma non per questo meno intensi.

Silence è disco notturno, uno di quelli da mettere su quando si vuole pensare poco, trasporto è quindi la parola chiave per la sua riuscita. Sta a voi decidere quanto è necessario lasciarsi andare. Buon colpo per la Code666 in attesa di un ulteriore miglioramento.

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