Ad essere sincero temevo un po' questa nuova fatica targata Room With a View, uscita a quasi due anni di distanza dal bellissimo "First Year Departure", un lavoro che era stato capace di emozionarmi e coinvolgermi come pochi altri in quel periodo. Il mio principale timore era che la band romana non riuscisse ad eguagliare i fasti dell' opera precedente, ma ogni dubbio e preoccupazione di sorta sono stati fugati da "Collecting Shells At Lightouse Hills", un disco che conferma le grandissime capacità compositive dei nostri, pur introducendo parecchie novità a livello di sound e struttura delle canzoni: mettete per un attimo da parte le atmosfere decadenti, i richiami alla Belle Epoque, quell'aurea malinconica e sofferta che permeavano "First Year Departure", perchè i Room With A View targati 2005 hanno voluto cambiare le carte in tavola e dare una sferzata netta alla propria musica, che è diventata senza dubbio più diretta e accessibile (il che non vuol dire affatto commerciale), un rock potente ed emozionale in cui è innegabile non annoverare influssi tipicamente emocore d'oltreoceano, il tutto però rivisitato col marchio ben distinguibile del quartetto romano. Un lavoro privo di orpelli e sottigliezze che bada subito al sodo, grazie anche ad una durata media delle songs notevolmente diminuita rispetto al precedente platter, col chiaro intento di puntare maggiormente all' essenzialità e alla sostanza. Non si può poi non fare un cenno alla produzione, affidata ad un esperto del calibro di Jens Brogen (Katatonia, Opeth, Pain of Salvation e molti altri), capace di ricreare un sound
straordinariamente nitido e cristallino, e a dare finalmente giusto risalto all'ottima e versatile voce del singer Francesco Grasso, capace di adattarsi al meglio al mood dei brani presenti. Sul songwriting poco da dire, i Room With A View non hanno affatto perso il vizio di scrivere belle canzoni,e a dimostrarlo sono le varie "Breathe The Water" (a mio parere la migliore, con un refrain che sarà difficile levarvi dalla testa), il singolo "Friction", "Penitence", "The Farther Side of Haven" (quella forse più vicina alle vecchie cose della band), fino a concludere con la deliziosa "Remembering Our Goodbyes", una specie di ninna nanna jazzata di grandissimo effetto.
Quello che posso dire è di non soffermarsi ad un primo fugace ascolto, perchè "CSALH" nonostante l'apparenza è un disco che và assorbito piano piano, in modo da coglierne le innumerevoli sfumature presenti...un gran bel lavoro insomma, che con un po' di fortuna ed un'adeguata campagna promozionale (e la My Kingdom Music da questo punto di vista sta lavorando benissimo) potrebbe davvero togliere parecchie soddisfazioni a questi ragazzi.
Le prime 2000 copie sono pubblicate in un'elegante confezione cartonata, con all'interno una traccia multimediale dove potrete vedere il video di "Friction", più varie foto della band alle prese con la gestazione dell'album. Non lasciatevela sfuggire.
Sinteticamente: Più snello rispetto al passato, più essenziale. Ottima uscita discografica.
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