Death Angel / “Relentless Retribution”

Relentless Retribution

Death Angel

Relentless Retribution

Nuclear Blast, 2010

Voto: 5/10

Li avevamo lasciati due anni fa con Killing Season secondo album del nuovo corso dei californiani/filippini, li ritroviamo oggi con questo Relentless Retribution che non muta di una virgola quanto già ascoltato con l'album precedente.
I Death Angel del nuovo millennio sono questi, prendere o lasciare, e non avrebbe senso altrimenti.
Quello che c'era da dire il combo di San Francisco l'ha già fatto a suo tempo e detto tutto in quattro anni (1987-1990) la reunion già di per sè discutibile non fa che acuire una mancanza di idee di fondo che malgrado l'onestà intellettuale di chi probabilmente voleva solo rinverdire i vecchi fasti, si trova oggi a fare i conti con lavori fuori fase.
Certo l'egida di "mamma" Nuclear Blast, unita ad una produzione al solito laccatissima e suoni potenti faranno sicuramente la loro parte, così come soprattutto farà la sua parte il nome stesso che la band porta dietro... a mio parere mi sembra ridicolo tuttavia limitarsi all'aspetto esteriore della proposta e non guardare con obiettività i contenuti di questo Relentless Retribution che alla fine rappresenta un passo indietro rispetto al già scarno predecessore.
Cinquantasei minuti di musica che scorrono tra dodici brani prevalentemente anonimi in cui la noia e l'assoluta mancanza di spunti compositivi in grado di destare l'attenzione non possono passare inosservati.
E sinceramente basta mettere avanti il curriculum (che nel caso specifico tralaltro non è che poi sia chissà cosa al di fuori di un paio di grandi album) e basta anche la sudditanza psicologica nei confronti di certi acts, bisogna solo prendere coscienza che l'anacronisticità nel 2010 dovrebbe tante volte suggerire soluzioni nuove e di più ampio respiro.
Analizzando con più precisione il contenuto di questo Relentless Retribution si nota da subito come non ci troveremo davanti di certo un capolavoro... l'opener Relentless Revolution ne è l'emblema, un brano che aprendo l'album dovrebbe alzare subito i ritmi e che invece si perde nell'anonimato del classico "brodino" dove le chitarre iniziano a graffiare sì, ma cui non si accompagna un brano particolarmente coinvolgente da un punto di vista ritmico nè tantomeno compositivo.
E che dire della successiva Claws is So Deep??? Un brano che sarebbe finito dopo cinque minuti ma che i californiani tirano avanti (forzatamente) per ulteriori due minuti con un arpeggio inutile che nel finale si trasforma in qualcosa dal vago retrogusto flamenco (!!!).
In the Arms of Righteous Anger alza quantomeno il tiro azzeccando il refrain così come River of Rapture e la dura Death of the Meek riescono a dotare l'album di qualche spunto tutto sommato godibile, ma a mio parere troppo poco per rendere accettabile l'ascolto di un album che ha nella noia più totale e nella mancanza di idee i punti deboli fondamentali.
Poi per carità, che sia suonato bene, che sia prodotto alla grande, su questo non c'è dubbio... però in periodi in cui le nuove leve faticano ad uscire fuori a mio parere lavori come questo non vanno certo esaltati a prescindere ma giudicati per quello che rappresentano tenendo anche conto da chi arriva.
Se fosse uscito dalla penna di cinque novellini probabilmente avrei anche potuto avere una visione un tantinello più "buonista" del lavoro, ma visto e considerato che stiamo pur sempre parlando di un album composto da una band - a detta di molti - fondamentali del genere... allora traiamone le dovute conseguenze ed iniziamo a supportare chi veramente merita!

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