Poseidon poteva essere il tanto atteso salto di qualità, arrivati ormai al quarto disco i francesi Dagoba erano attesi al grande botto dopo una discografia in costante ascesa. Invece ci troviamo a chiederci quanto possano andare oltre rispetto a quello che sanno comunque ben fare. Se ci guardiamo indietro e in particolar modo ai primi due dischi notiamo una decisamente maggiore maturità, c'è più cura nei dettagli e soprattutto un prova vocale che ora non ha nulla da invidiare a nessuno.
Cosa non da poco e altro fattore importante è la scelta delle copertine, le ultime sono davvero ben fatte anche se forse un pò fuorvianti rispetto alla loro musica.
Musica, quella dei Dagoba che si presenta sempre nella consueta maniera, cariche elettriche schiaffate in faccia con monoliticità e groove. Growl profondo e rauco con contrapposizione melodica davvero efficace (di ritornelli praticamente non ne sbagliano uno). I Dagoba sono ancora inquadrabili nel filone industriale al 100%, e nonostante a volte il saltino verso un qualcosa di più catchy sia presente, ciò non influenza troppo il loro caratteristico sound. Esempio perfetto è proprio Black Smokers, la canzone scelta anche come video ha in sè il tipico riffing alla Fear Factory e un ritornello molto molto easy.
Tutta la produzione di Poseidon è pazzesca ma in particolar modo le chitarre hanno un suono potentissimo e grasso. Ogni minimo particolare è messo in risalto anche quando si tratta di piccoli inserimenti campionati o melodici, un matrimonio sonoro perfetto sotto ogni punto di vista. Così ascoltare una pazza Columnae prima (varia e dal gran finale) e una carica di groove come Dead Lion Reef dopo è totalmente appagante. I francesi, quando vogliono sanno davvero comporre il tipo di canzone ideale, sanno imprimere violenza e armonia allo stesso tempo e sanno inserire momenti "di relax" inaspettati che innalzano notelvomente il livello della canzone. Tutto questo accade per fortuna per la stragrande maggioranza di brani presenti in Poseidon. A quelli riuscitissimi già citati vanno aggiunti anche Degree Zero (meno violenta e dal ritornello arioso), la monolitica I Sea Red ,la "Phil Anselmo oriented" Shen Lung, piena di serpeggiante melodia e la conclusiva Waves of Doom (tormentata e caricata quasi come una death metal song). Rimane soltanto da citare positivamente la strumentale The Horn Cape, che definirei "impianto ritmico dalle grande occasioni".
Purtroppo -da parte mia- il voto non è di completo successo a causa di due brani che non mi hanno ispirato per niente. The Devil's Triangle e There's Blood Offshore scippano a Poseidon la palma di indiscusso miglior album a nome Dagoba. Spero che la formazione abbia successo (in parte lo sta già avendo), i brani vincenti li hanno composti, ora staremo a vedere cosa combineranno in futuro.
disco usa-e-getta.
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