Il tanto atteso album di debutto degli americani Periphery è, finalmente, arrivato. Certamente la fama che precede il debuttante gruppo non è cosa da poco visti anche i diversi contratti per la promozione del disco (Sumerian Records, Roadrunner, Distort) e le innumerevoli date live già in programma, fama in ogni caso guadagnata meritamente vista la sempre alta qualità del materiale rilasciato in questi anni via internet (molto del quale finito in questo cd, ovviamente ri-registrato a dovere).
L’attuale formazione prevede Spencer Sotelo alla voce, Misha Mansoor, Alex Bois e Jake Bowen alle chitarre,Tom Murphy al basso e Matt Halpern dietro le pelli. Misha Mansoor (aka Bulb) è, da sempre, la figura portante del gruppo. Produttore e musicista di grande talento, ha portato e sta portando una ventata d’aria fresca nel panorama Metal con il proprio stile “cervelloide” e fuori dagli schemi, e proprio per questo ha ben presto raccolto dietro a sé file e file di sostenitori pronti ad imbracciare lo strumento ed accordarlo il più basso possibile. Mansoor, con il proprio particolare stile a 360°, ha dato il via (o comunque ha alimentato) a qualcosa di nuovo nel Metal, sia come “approccio” che come sonorità, definibile - se vogliamo - con la parola “Djent” (per saperne di più vi rimando al sito http://got-djent.com ).
Non serve comunque un orecchio allenatissimo per capire da dove Mansoor prenda spunto; due nomi su tutti sono i Meshuggah, a dir poco determinanti per questo nuovo filone, ed in questo caso un'altra band americana - ormai purtroppo scioltasi - che è passata piuttosto in sordina: sto parlando dei SikTh. Ma lungi da me dire che qui si ha una mera scopiazzatura dei suddetti, bensì piuttosto potremo parlare di una fusione, di un’ ispirazione che ha scaturito qualcosa di unico e senz’altro poco sentito fino ad ora. Ritmiche intricate, colme di groove, quasi meccaniche e dalle tonalità basse si fondono, qui, con aperture “melodiche”sotto forma di rapide scale chitarristiche impazzite che escono volteggiando nel apparente caos generale. Anche nei momenti più rilassati, comunque, i Periphery dimostrano come si possa non scadere nel banale utilizzando sempre con innegabile sapienza la propria visione musicale, creando un’atmosfera di tranquillità con sofisticati ma dolci arpeggi chiamando anche in causa, diverse volte, una componente elettronica davvero interessante e piuttosto curata. Inutile dire che la tecnica messa in luce è sempre alta per ogni strumento, e la ricerca di soluzione interessanti e significative fa sì che il disco risulti sempre tutto d’ascoltare e scoprire.
Periphery è un disco che richiede un certo impegno nell’essere ascoltato ed assimilato completamente. Come sottolineavo prima, il tasso tecnico qui è senz’altro alto e la complessità della proposta genera un caos apparente che può, probabilmente, allontanare se non “predisposti” mentalmente all’ascolto. Tuttavia noteremo come Mansoor, nelle parti più ariose o anche nei soli chitarristici (molto poco frequenti) sia uno a cui piace prestare attenzione alla melodia, cosa che a volte potrà sembrare passare in sordina ma che mai viene realmente dimenticata.
In tutto questo poi vi entra anche la voce. Va da sé che la musica potrebbe, in moltissimi casi, reggersi in piedi anche da sola, e, a detta di chi scrive, forse in qualche punto sarebbe stato meglio lasciarla libera da vocalizzi. Da lodare però la capacità, in molti casi, di riuscire ad ergersi sopra a parti apparentemente – quasi – impossibili da interpretare in maniera decorosa, anche se, in alcuni punti, l’uso del cantato pulito risulta fin troppo scontato e stancante risultando così un poco noioso. Fortunatamente le melodie vocali indovinate non mancano e la voce “scream” (in stile Metalcore, direi) fa il suo onorevole lavoro. Brani come Icarus Lives! (scelta anche per il primo video ufficiale), All New Materials, Totla Mad e Letter Experiment rappresentano al meglio quello che i Periphery possono offrire, ovvero una musica complessa ma non per questo necessariamente caotica (come potremo magari dire di una band come i The Dillinger Escape Plan), capace di coinvolgere ed esaltare sia con le proprie virtuosità impazzite, sia con sofisticate aperture melodiche ed avvolgenti.
Un album per tutti, dunque? Credo di no. Chi nel Metal non apprezza quello che si sta sviluppando in questi anni, queste nuove scuole di pensiero che prevedono un certo tipo di stile che, a conti fatti, è piuttosto distante dal Metal tradizionale, non penso potranno apprezzare un lavoro come questo che ne è probabilmente l’esempio più lampante, forse addirittura additabile come primo manifesto ufficiale.
I Periphery, ed in particolar modo il loro leader Misha Mansoor, volenti o nolenti hanno dato il via a qualcosa, e lo hanno fatto nel migliore dei modi.
Do you got Djent?
riguardo alla produzione ci voleva qualcosa di più chirurgico secondo me Northern, di addirittura più "sintetico"...sempre mio parere..
A me piace, mi sembra potente e molto calibrata (e ci vuole con composizioni come quelle in 'sto disco, altrimenti non capisci benissimo, credo).
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