Ocoai / “The Electric Hand”

The Electric Hand

Ocoai

The Electric Hand

Missing Words Records, 2011

Voto: 7/10

Trattiamo ora un bel gruppettino di musica strumentale proveniente dagli stati uniti. Non è mai facile far parlare unicamente gli strumenti, la trappola della noia è ancor più insidiosa rispetto alle classiche formazioni con il cantato, bisogna quindi dimostrare in primis di saperci fare con il proprio "lavoro", poi bisogna far spiccare l'abilità di saper scrivere note mai banali e stantie. Gli Ocoai con il qui presente The Electric Hand arrivano alla meta del secondo album, la musica che andremo ad ascoltare è un bel miscuglio di rock progressivo tendente allo sludge/post metal/rock. I suoni scelti dagli americani sono belli caldi e pulsanti, si percepisce intensamente la voglia di suonare e fare bene di questi ragazzi che offrono una portata densa di feeling (e di semplice digestione).

The Electric Hand è introdotto da una copertina che mette addosso già una particolare voglia d'ascolto, le buone impressioni vengono poi confermate da una introduzione elegante dal titolo Waking Fear, dove il violoncello (ho molto apprezzato il suo utilizzo lungo il disco) apre malinconicamente ad una parte "rumorosa" che prepara al meglio una top song come Niveus Hills (vagamente Katatonia o Swallow The Sun in certi momenti). Ma agli Ocoai piace spaziare e la seguente Grimpeur riflette degnamente il proprio titolo, un quarto d'ora di saliscendi emozionanti, sempre piacevoli da riscoprire (violoncello a formare pathos e poi via fra sprazzi alternativi e chitarre melodiose/burrascose). La breve Somnium fornisce una quiete naturale e necessaria prima delle frizzanti Le Main d'Electrique e Marchand de Sommeil. La prima parte con un bel riffone stoner per poi lasciarsi andare in divagazioni progressive e un finale epico, la seconda comincia profonda e lontana per poi "dare confidenza" durante il suo non breve svolgimento (e qui i Pink Floyd osservano compiaciuti).

The Electric Hand è cosa per patiti di questa particolare ed affascinante branchia musicale, ma potrà piacere anche a quelle persone che amano assaggiare un po di tutto. In fondo la cinquantina di minuti passa davvero in maniera indolore e si finisce ben presto trasportati dall'abilità di questi ragazzi. Lasciarsi andare sulle lievi note di piano della conclusiva Morte Audaciter sarà soltanto l'ultimo dei toccasana.

Commenti
Thrasher
Thrasher ha scritto 12 mesi fa:
si album veramente carino...peccato la poca varietà dei brani altrimenti avrebbe potuto anche fare il salto di qualita. cmq meritano

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