Noekk altro non è che una nuova incarnazione dei compianti Empyrium, dato che dietro agli pseudonimi di Funghus Baldachin e F.F. Yugoth si celano proprio Helm e Schwadorf. A questo punto uno potrebbe chiedersi il perché di questo cambio di nome, dato che avrebbero potuto continuare la loro storia con il vecchio monicker: ebbene, i motivi ci sono e probabilmente questa è una prova di onestà verso i loro vecchi fan, dal momento che questo disco si differenzia nettamente dalla produzione passata del duo. Non mancano i punti di contatto, a partire dalla matrice folk, chiaramente presente anche in questo “The Water Sprite”, ma la grande novità è rappresentata dalle componenti smaccatamente progressive delle quali è intessuto tutto il disco, e che operano una rivoluzione rispetto al vecchio sound dei teutonici. Sono sette pezzi che oscillano tra digressioni prog dal riconoscibilissimo aroma seventies, con tanto di mellotron e organo hammond a farla da padroni, spazi puramente acustici e improvvise virate verso il metal più classico e dall’afflato epico.
Onestamente non posso dire che i livelli dei vecchi Empyrium siano stati eguagliati, ma è innegabile che tutte queste influenze eterogenee siano state ben amalgamate tra di loro, e il disco funziona a meraviglia, sia quando sono gl’intrecci fra tastiera e chitarra a muovere le fila del discorso (cfr. il finale della title track), sia quando ci si abbandona all’intimismo pervaso di misticismo panico (cfr. “T.B.’s Notion”), sia nei frangenti più metallici ed imponenti (cfr. “The Fiery Flower”, che pare essere un’outtake di “Holy Diver” o di qualsiasi altro disco nel quale Ronnie James Dio abbia cantanto, Rainbow e Black Sabbath inclusi).
Come già accennato, sebbene le differenze siano marcate, Helm e Schwadorf non si sono scordati che la loro genialità risiede nella maestria con la quale riescono sempre a trasformare qualsiasi genere da loro toccato in un concentrato di malinconia e amore per la parte più misteriosa e ossianica della natura. Così, anche confrontandosi con partiture che avrebbero potuto esser state scritte dai Genesis o dagli Yes (ma anche dalla nostra PFM), non viene meno il loro carattere distintivo, e ancora una volta i due tedeschi fanno centro. C’è ancora qualche passaggio da limare e qualche piccola ingenuità, ma si tratta di particolari tutto sommato marginali, e nel complesso “The Water Sprite” fa ben sperare per il futuro dei Noekk, sempre che i Nostri non vogliano tentare ulteriori nuove strade da percorrere. Hanno dimostrato che la cultura musicale e il talento per farlo non mancano di certo.
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