"No God Slave" è il secondo full-lenght degli italianissimi Embryo a quattro anni dal debutto. Un disco che mi riappacifica con certo death tecnico e soprattutto valorizza finalmente l'italia degnamente. Così dopo la buona uscita dei Suffer In Silence posso seguire le mosse future di un'altra band interessantissima. Dopo i primi Sadist e Thy Nature ho faticato molto per farmi piacere del classico death italico (in ogni ramo), passando anche per vari demo non riuscivo mai a trovare quel qualcosa di speciale, quel qualcosa che finalmente percepisco in "No God Slave".
La band fa sul serio e lo dimostrano anche i video professionali girati per la title track e Flatterer of Indifference. Di video osceni se ne vedono molti, anche di formazioni affermate e con più mezzi a disposizione. Gli Embryo invece se ne sono usciti alla grande ed in semplicità anche dal lato visivo.
"No God Slave" è un monolite di trentasei minuti dove l'intensità non cala mai, i ragazzi suonano divinamente facendo vibrare i propri strumenti come meglio non si potrebbe loro chiedere. Fa gasare la prova vocale fra il gutturale e lo scream (per niente banale), fanno gasare gli interventi di tastiera "chirurgici" (messi nel posto giusto al momento giusto senza invadere la canzone. Il valore del disco non sarebbe lo stesso senza di essa), e fa gasare la prestazione del batterista, importantissima e pulsante (della serie quando quel ritmo in più ti completa l'opera).
Il bilanciamento degli strumenti è davvero vincente e da solo si prende parecchi punti, il resto ovviamente lo fanno le canzoni. Nessun filler a questo giro, niente per cui lamentarsi per cosa poteva essere. Tutto è inserito al momento giusto, enorme groove che regna per la maggior parte del tempo e non fa altro che esaltare il momento tirato dietro l'angolo.
Stilare una lista di brani migliori è cosa ardua, posso citare quelli che più mi hanno entusiasmato, ovvero la title track (canzone che mi ha spinto a conoscerli), Escape From Your Fears, mid tempo esaltante con degli inserimenti di tastiera che andrebbero insegnati (ovvero come ottimizzare qualcosa di semplice e renderlo genialata), e The Scarecrow, la più corta ma piena di pathos, tanto più che non è mai facile scrivere una canzone di una manciata di minuti e farla vibrare senza aggiungere nessun riempitivo.
C'è personalità in quello che fanno i ragazzi, a volte mi hanno ricordato una sorta di Deicide "evoluti" con influenze Fear Factory/Sadist, ma allo stesso tempo evadono da tutto ciò andando in direzioni loro. Proprio come la più famosa band nostrana, gli Embryo hanno scritto musica di alta classe fatta per essere ricordata nella storia estrema del nostro paese.
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