Karl Sanders ha fatto passi da gigante. Passi decisi, pesanti e lenti, lasciando il segno su un territorio che i Nile hanno definito con solchi profondi distinguendo con decisione tra il death metal degli esordi e una proposta che insegna a tanti cosa voglia dire mettere anima e personalità nell'arte. I Nile sono cresciuti all'interno di un genere di cui hanno stilato le linee guida raggiungendo la maturità cui qualsiasi musicista auspicherebbe. "Those whom the Gods detest", il quale gode del lavoro davvero raffinato dei Mana Studios di Erik Rutan, rappresenta il lavoro meglio prodotto, più compatto ed organico del combo del North Carolina: una tecnica letale davvero al servizio della musica, che integra in queste dieci tracce le influenze etniche, da sempre trademark della band, in modo da amalgamarle nella struttura senza creare parentesi stilistiche come nelle precedenti pubblicazioni. Un disco violento e compatto che, a differenza del precedente "Ithyphallic", non lascia la bocca asciutta per via di una produzione poco curata o per la mancanza di mordente nelle soluzioni proposte, ma che soddisfa tutti gli aspetti che un ascoltatore cerca in un album dei Nile, ovvero anche una profondità spirituale palpabile, oltre a una buona e scontata dose di rabbia. Il raggiungimento di un obiettivo ambizioso concesso a pochi, il sunto di una brillante ed invidiabile carriera: da avere.
Nella mia top delle uscite di questo 2009 insieme a Asphyx, Behemoth e Dying Fetus!
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