Nevermore / “The Obsidian Conspiracy”

The Obsidian Conspiracy

Nevermore

The Obsidian Conspiracy

Century Media, 2010

Voto: 6/10

Cinque anni, tanti ne sono passati dalla pubblicazione dell'ultimo full in studio della band di Dane e soci.
Proprio per questo motivo l'attesa era tanta per questo "The Obsidian Conspiracy" dipinto da molti come l'evento, musicalmente parlando, di questo 2010.
Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchio da quando gli americani, con l'omonimo debutto irrompevano nella scena con una proposta nuova, che portando avanti un concetto musicale di per sè "classico" arrivava a creare un sound tutto nuovo, una commistione di power e thrash d'autore, un riffing roccioso cui si stagliava una melodia di fondo che da subito ha creato il vero e proprio Nevermore-sound rendendolo inconfondibile.
Per quanto il combo statunitense ci abbia abituato bene pertanto, "The Obsidian Conspiracy" rappresenta un parziale passo falso; uscire dopo cinque anni con un album come questo, a parere del sottoscritto, sembra infatti piuttosto riduttivo per una band che aveva fatto dell'innata classe nel songwriting da sempre il proprio marchio di fabbrica.
Sia chiaro che l'album è ben lontano dall'essere definibile in maniera netta come "brutto", anzi... semplicemente ci si aspettava decisamente di più dalla band anche alla luce del lungo periodo di inattività discografica.
Musicalmente parlando "The Obsidian Conspiracy" tende a cercare di valorizzare l'aspetto più melodico dei Nevermore tirando fuori una manciata di brani che tra alti e bassi si lasciano discretamente ascoltare ma che alla fine sono incapaci di colpire in maniera totale come a suo tempo facevano capolavori del calibro di "Dreaming Neon Black" o "Dead Heart in a Dead World".
E così brani sulla carta più diretti come l'opener "The Termination Proclamation" o anche la successiva "The Poison Throne" pagano decisamente la ricerca di quell'appeal più melodico in cui il chorus dovrebbe servire esclusivamente a smussare gli angoli di un impatto frontale che se in passato trovava puntualmente i propri apici compositivi ora sembra smarrito in un calderone di idee che non fa altro che gravare sulla struttura stessa del brano che sembra ora scarno e finalizzato esclusivamente allo scopo appena descritto.
Parlavamo di una maggior attenzione prestata alla melodia, ed è forse proprio per questo motivo che i Nevermore creano i propri brani migliori proprio quando rallentano i ritmi tirando fuori un ottimo brano del calibro di "Moonrise (Through Mirrors of Death)" questo sì riuscito nell'alternare pezzi piu tirati con inserti melodici, o come "Emptiness Unobstructed" potenziale singolone dotato di una melodia davvero ben riuscita (sulla scìa di quelle che furono "Believe in Nothing" o "The Heart Collector" seppur con le dovute proporzioni).
Mancano insomma quelle sferzate positive del passato, quel riffing roccioso, quei brani più solidi e con pochi fronzoli se non in qualche sporadico e piacevole episodio come "Without Morals" o la title-track che fanno riacquistare punti ad un album che nella seconda parte si dimostra decisamente più convincente.
Certo, brani totalmente fuori fase non ce ne sono, solo con "The Blue Marble and the New Soul" si rischia di scadere un pò troppo, ma di certo ci si aspettava di più da una band che già col precedente "This Godless Endeavor" aveva mostrato i primi segni di cedimento, ma sulla cui classe e capacità di tirar fuori album di un certo spessore si può sempre contare.
Ad ogni modo per linea editoriale non usiamo il mezzo voto che però virtualmente potete tranquillamente aggiungere a quello che è un album comunque più che sufficiente ma che a mio parere presenta qualche lato oscuro di troppo.

Commenti
DukeFog
DukeFog ha scritto 2 anni fa:
Sono contento della nuova uscita Nevermore. Non sapevo se aspettarmi un altra caduta come "Enemies Of Reality" ed invece hanno lavorato piu che bene. Certo l'ormai penultimo album continua a piacermi di piu ma si sono difesi piu che bene. Album compatto fatto di canzoni che scorrono senza problemi nel classico trademark della band.
AngelusNovus
AngelusNovus ha scritto 2 anni fa:
Forse non sarà un capolavoro come alcuni dei precedenti lavori, ma addirittura un 6 mi sembra esageratamente basso per un disco che comunque conserva idee interessanti. Forse a livello di songwriting non si sono rinnovati più di tanto ma è innegabile che Dane abbia sfoggiato una prova vocale più convincente ed anche rifinita in modo più personale che in passato. Emptiness Unobstructed cavallo di battaglia del disco di sicuro. "Within the cold absolute, the cold brutal truth" mi fa venire la pelle d'oca. Riffoni da scapocciare e assolo splendido in She Comes in Colors.
Mi aspettavo di più dopo 5 anni? Decisamente si.
Ma un 7 lo posso comunque dare a questo disco.
Thrasher
Thrasher ha scritto 2 anni fa:
Diciamo che l'album parte un po in sordina facendo perdere un tantinello di attenzione e riservando le cose migliori nella seconda parte... concordo sul 6 probabilmente troppo basso ma a mio parere come scritto in sede di recensione un 6,5 avrebbe descritto alla perfezione l'album.
Thrasher
Thrasher ha scritto 2 anni fa:
Diciamo che l'album parte a mio parere un po in sordina facendo perdere l'attenzione nei primi minuti, salendo inesorabilmente di livello nella seconda parte dove diversi sono i brani da ricordare.
Da un punto di vista di voto, come da me sottolineato un 6,5 sarebbe stato il voto piu adatto per dare un giudizio di merito dell'album per quello che i voti stessi possano valere.
Protendevo dunque per il 7 che però nella valutazione di "un disco dei Nevermore" deve anche prendere in parte come metro di riferimento quello che sono stati in passato... sicuramente se un album del genere l'avessero tirato fuori dei pincopallino qualunque la valutazione sarebbe stata ben piu alta... comunque ad ogni modo condivido pienamente ogni vostra considerazione
AngelusNovus
AngelusNovus ha scritto 2 anni fa:
Comunque è vero, nella seconda parte il disco migliora rispetto ai livelli delle prime canzoni.

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