Da qualche settimana gli emiliani Moloch si impegnano in una campagna di promozione di questo recentissimo esordio autoprodotto, scuotendo il web e tenendo infuocati show nel nord della penisola. Qualora una simile determinazione derivi da una proposta di spessore, l’ascesa può divenire inarrestabile e siamo sicuri che questo è un lavoro che non mancherà di far discutere.
Registrato presso gli Studio 73 a Ravenna, “Aesthesis” propone, attraverso un suono preciso e compatto, una fusione organica e già decisamente compiuta di denso ultrametallo di marca Machine Head, che mostra da ogni lato fulgide rifrazioni post-core prima generazione (dagli Helmet ai Korn), rintracciabili sin dall’incalzante opener “Spinback”, nella prepotenza destrutturante compressa in ogni brano. Si parte da quella matrice ma poi si aggiunge tanto altro. Sequele metal sincopate, instradate da una sezione ritmica secca e schizzata, si disfano in tenui filamenti di rock elegiaco per poi riprendere in crescendo o collassando sotto il peso di deflagrazioni noise-core. Investendo le composizioni di quest’ aura mesta, estremamente sofferta, attraverso l’impiego di elementi vocali e strumentali tipici del grunge e di certa psichedelia evoluta (ascoltare le vibrazioni psych della splendida “In blood we trust”), la band dimostra scioltezza persino di fronte alle evoluzioni che il crossover ha subito negli ultimi anni, ad opera di band diversissime quali Isis e Dillinger Escape Plan, ma evitando certi eccessi, riuscendo al primo colpo in una personale lettura di un genere, per sua natura sperimentale e di difficile controllo. “Souvenir of war”, autentico pamphlet antimilitarista, è tra i pezzi forti del lotto. Una perfetta concatenazione di musica e liriche (il canto di morte di un soldato in azione in territori di guerra), nella forma di un composito e suggestivo hard rock moderno, interpretato con trasporto da un grande singer, che va tutto al “cuore” dei problemi che affronta: l’umanità nella tragedia della guerra.
Forse è proprio il singer il vero elemento differenziante all’interno di una band di musicisti capaci e maturi. Forte di una certa esperienza maturata nell’underground, con quel timbro grintoso e nasale, Lao transita dal rock più moderno e passionale ai registri caustici tipici dell’hardcore, senza perdere un’oncia di espressività, che anzi acquista un plus valore dall’impiego di idiomi diversi (inglese, italiano, lo spagnolo in “Spinback”). Di carne al fuoco, quindi, “Aesthesis” ne porta tanta, forse pure troppa. Personalmente incoraggerei i ragazzi ad una maggiore coesione strutturale (a volte i brani sono davvero troppo lunghi e possono apparire dispersivi o fiaccare l’ascoltatore) che permetta loro di focalizzare meglio poche grandi idee per brano. Si dovrà inoltre evitare le pur esigue tentazioni calligrafiche nei confronti delle band di riferimento. Ma a questi livelli, si tratta di peccati non gravi, la maturità verrà con l’affiatamento e l’esperienza. “Aesthesis” è già un disco fatto di grandi song e di una attitudine superiore. Del fatto che passione e convinzione siano da sempre i maggiori propulsori di bravura e creatività i Moloch sono qui da noi un valido esempio.
Il cd, è in vendita a soli 8,90 sul sito della band. Se non avete paraocchi e vi piace emozionarvi, non perdeteli. Loro sono quasi pronti per il “grande salto”.
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