Traitors è un plotone d'esecuzione equipaggiato con fucili a pompa, un tirapugni saltato a un martello pneumatico, una bomba tubo termonucleare. Traitors è un autotreno caricato a nitroglicerina, una tempesta di bulloni e chiodi arrugginiti, una rissa in una raffineria di cocaina. Traitors è il capolavoro dei Misery Index. Non cercate vie di fuga. Dove non arrivano evoluzioni sempre più funamboliche, ciuffi sempre più emo e loghi sempre più illeggibili arrivano gli spietati no global del Maryland. Un disco che non ha un secondo di pausa, un calo di tensione o una parvenza di perplessità. La produzione dell'illuminato Kurt Ballou (dei Converge) è compatta come una colata di cemento armato, abrasiva senza essere fastidiosa. Come se Rick Rubin si mettesse a produrre l'ultimo dei Suffocation. Il comparto tecnico, anche se orfano del picchiatore Kevin Talley, è da capogiro e ci regala una sequela di canzoni da urlo, senza sbagliare un solo riff su tutta la durata del disco. Eppure i Misery Index hanno qualcosa in più, un retaggio tra il punk, l'HC e il thrash metal che li rende orecchiabili e d'impatto anche nei momenti più feroci. Vi ritroverete spesso e volentieri a riascoltare l'intero album troppe volte di seguito per essere un lavoro da affiancare a Dying Fetus e Origin. Traitors è un sonoro calcio nel culo a reunion gratuite, deliri emo death e vecchie carcasse che aspettano di decomporsi al sole di qualche festival estivo. Se Despised Icon, All Shall Perish e Beneath the Massacre spostano la barriera dell'estremo in nuovi territori, alle retrovie ci pensa il panzer Misery Index.
Disco estremo del 2008, insindacabile.
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