Mastodon / “Crack the Skye”

Crack the Skye

Mastodon

Crack the Skye

Warner Bros, 2009

Voto: 9/10

I Mastodon non sono certo dei novellini della scena musicale ma la terza release è sempre un punto cruciale, qualunque sia il genere musicale che la band propone. Il disco degli esordi è una specie di jolly: se è poco convincente ma c’è qualche idea buona solitamente si "perdonano" le incertezze, in vista di una maturazione artistica. Il secondo ma specialmente il terzo disco sono il terreno di prova di questa maturazione artistica, epitaffi del genere suonato, testimoni della piena potenzialità della band. Ecco, io considero questo «Crack the Skye» il terzo lavoro della formazione statunitense, in quanto il primo disco «Remissions» è sostanzialmente una raccolta di materiale demo registrato in periodi svariati e poi remixati. Con questa ultima release è tempo di tirare le somme.

Con i precedenti dischi all’attivo sarebbe stato molto semplice sbrodolare, come dei pivellini, oppure adagiarsi sugli allori ed essere dei "noti frequentatori di sé stessi" ripetendosi. Ma se conoscete la musica dei Mastodon vi sarete sicuramente accorti di come la stasi musicale sia evitata come la peste. Questa caratteristica, di conseguenza, può farci inserire il quartetto di Atlanta in quell’enorme calderone musicale in cui le lettere “PROG” sono incise a caratteri cubitali. Lo so, il calderone in questione è disgustosamente ampio, ma se i Mastodon ci ricadono dentro è solamente merito (o colpa?) loro. A dirla tutta sono anche alcuni dei pochissimi gruppi che suonano questo genere, o mix di generi che dir si voglia, in modo decoroso. Soprattutto fanno capire alle masse che il progressive metal può essere altro rispetto ai freak show alla Dream Theater, alla spiccata vena sinfonica nordica o al progressive di stampo tedesco più affezionato ai suoni thrash metal. La linfa che nutre l’ultimo lavoro dei Mastodon è stillata dall’hard rock più feroce e dalla psichedelica componente sonora che solo degli ottimi funghi allucinogeni sono in grado di regalare. Il tutto mescolato in un ottimo sugo al pomodoro. Insomma, in tre parole: popolare ma raffinato. Tutto questo in tempi piuttosto magri per il progressive, una vena artistica che dopo gli sfarzi degli ultimi anni, con fiorire di band e release molto avvincenti, sembra stia perdendo parecchio del suo smalto. È il ciclo di ogni cosa, quando la sfrutti troppo diviene sterile. Fortunatamente, in questo tempo in cui l’un tempo produttivo terreno progressivo è oramai messo fortunatamente a maggese, esce la perlina rara di Crack the Sky.

La svolta più evidente del disco consiste dell’abbandono delle sonorità sludge a favore di moods spiccatamente hard rock. Il tutto comprende un distacco anche da tutte quelle componenti "core" che sembrano essere il nuovo terreno di crescita della musica estrema, come qualche anno fa lo fu il black. Tendenze della moda, evidentemente. Con una mossa a sorpresa quindi i Mastodon ne approfittano per un nuovo punto di svolta. I detrattori vedono nel nuovo lavoro una semplificazione delle precedenti linee armoniche, un affievolirsi delle sperimentazioni rumorose dei primi lavori ed anche un allontanamento dal sound squilibrato ma coinvolgente di questi ultimi. Ogni cosa ha i suoi pro ed i suoi contro e a mio modo di vedere queste critiche, seppur effettivamente tutte esatte, sembrano dimentiche di ciò che si guadagna rinunciando a queste caratteristiche. I momenti riflessivi sono infatti moltiplicati all’interno del nuovo lavoro, arpeggi da space rock scuola Pink Floyd e clean vocals corali da mantra anni settanta. L’equilibrio tra le varie parti del disco è giostrato alla perfezione grazie a queste ibridazioni che, sebbene rendano il disco meno «estremo», riescono forse a rendere il genere più appetibile in modo immediato. Crack the Skye è per questo un disco che piace subito, ma ha dalla sua anche un altro pregio che è quello di non stancare facilmente. Questo nonostante la generosa lunghezza, sette canzoni per cinquanta minuti, i prodigiosi cambi di tempo e l’alternanza tra primigeni assalti frontali e violenti e l’onirismo psichedelico. Tutte le parti del disco sono permeate da una insolita epicità, che nell’hard rock è veramente inconsueta. Epicità à la Deep Purple Made in Japan 1972, epicità da Child in Time, giusto per intendersi.

Crack the Skye è sicuramente un disco ambizioso ma riesce perfettamente a situarsi tra le altre release del gruppo, e in termini di charts internazionali anche a superarle, nonostante la sua ovvia diversità. Dopo tre anni scarsi dal precedente Blood Mountain i Mastodon mettono a segno un altro colpaccio, tutto a favore della loro popolarità che di sicuro ne gioverà. Sicuramente uno dei migliori dischi di tutto il duemilanove.

Commenti
AngelusNovus
AngelusNovus ha scritto 2 anni fa:
A me questo disco è piaciuto.
Northern
Northern ha scritto 2 anni fa:
Capolavoro.

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