Marduk / “World funeral”

World funeral

Marduk

World funeral

Bloodawn/Regain Records, 2003

Voto: 5/10

Spero abbiate visto ed apprezzato l' ultimo capolavoro di David Lynch, "Mullholand's Drive". Ritengo sia necessario il fatto che lo abbiate visto al fine di comprendere la mia reazione all'ascolto dell' ultimo (mi auguro in senso assoluto) lavoro di una delle mie band svedesi preferite. Avete presente quella scena nella quale un signore non proprio a modo, sulla sessantina, beve una tazzina di espresso per poi espellerne il contenuto su un tovagliolo ed esclamare con disprezzo "Che merda!"? Bene, non dico sia stata esattamente questa la reazione che avuto durante l'ascolto dell'attesissimo "World funeral", ma di certo il mio sconforto per la povertà di idee del suddetto platter è andata molto vicina al disprezzo per una band che ho amato tanto per la sua passata malignità e che ora non è capace nemmeno di spaventare la mia gatta. Andiamo, però, con ordine, analizzando meglio l'album. Il lavoro consta di undici tracce, comprese intro ed outro (decisamente scontate per il concept proposto), nelle quali Legion & Co. propongono il più classico sound targato Marduk: Black Metal tiratissimo, abilmente condito da sfuriate thrash e dai rallentamenti, sempre gradevoli, che li hanno contraddistinti in passate opere quali il bellissimo "Nightwing". Il tutto esguito nell' unico stile della band svedese, stile che di simpatie, nel passato e nel presente, se ne è guadagnate tante. Cosa manca allora a quest'album che invece era posto bene in evidenza in capolavori come "Heaven shall burn" o "Those of the unlight"? Manca semplicemente quella genuina malignità senza paragoni di cui furono sintomatiche le idee e la personalità delle quali erano pregni i primi quattro album, idee che in "World funeral" si sono affievolite al punto da fossilizzare la band su un riffing standardizzato, il quale fatica davvero a demolire gli argini di una musica alla quale, purtroppo, sono stati gli stessi Marduk a porre dei limiti enormi, con l'aiuto senz'altro di tutti quei fan "puristi" ai quali bastano solo velocità, urla e bestemmie per raggiungere la piena soddisfazione. Evito commenti su certi toni epicheggianti, davvero banali, che il disco di tanto in tanto assume, evito giudizi su titoli di un certo spessore quali "With Satan and victorious weapons", limitandomi a definire questo "World funeral" come la versione più veloce di "La grande danse macabre", e questo vi basti... Occorre sottolineare come l'assenza del grandissimo Fredrick Andersson si senta, sostituito dietro le pelli da Emil Dragutinovic, a mio avviso incapace di eguagliare il personalissimo stile del suo predecessore, nonostante gli vada riconosciuta una buona dose di velocità e tecnica. Un album scontato, in sintesi, che non sento di poter consigliare a nessuno, nemmeno ai quindicenni esaltati da borchie e pentacoli assortiti. Più che il funerale del mondo, il funerale di una grande band...

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