Nessuno, dico nessuno, si sarebbe mai atteso un disco simile dai Machine Head (oppure tutti, dopo le feroci critiche), a distanza di nove anni dal debutto "Burn My Eyes", che come dice il titolo stesso, letteralmente infiammò migliaia di metal kids sulle note di un post-thrash metal coinvolgente, groovy e dalle influenze hardcore.
Nessuno.
Nemmeno il sottoscritto, uno tra i più fieri fans della band di sua maestà Robb Flynn già dagli inizi...
Invece sono qui a descrivervi il nuovo CAPOLAVORO di un gruppo dato troppo presto per spacciato, per venduto, per commerciale, per... tutte quelle calunnie che sul suo conto si sono dette/sentite negli ultimi anni.
Magari il pubblico dovrebbe sapere che è stato "The Burning Red" a lanciare un trend a livello di missaggio, sonorità ed influenze sui novelli gruppetti crossover/nu metal: i suoni contenuti in esso, ogni singola regolazione degli strumenti, seppur sembra impostata casualmente, ha un suo perché e P.O.D., Nonpoint e compagnia rappante si sono accodati ai capostipiti di un certo modo di intendere la musica, chiedendo al proprio produttore di fiducia "questi suoni".
Troppo semplicistico e facile disquisire dei Machine Head sottolineando la grandiosità del debutto, la "pesantezza" e la rabbia di "The More Things Change..." ed etichettare come spazzatura "The Burning Red", album anche a mio parere controverso ed accessibile, ma dal valore intrinseco notevole...
Così, immagino, saranno felici i detrattori della band, poiché ancora sangue sgorgherà dalle loro orecchie al termine dell'ascolto e, probabilmente, dovranno correre dalla mamma invocando protezione ed un "ovetto kinder" per sentirsi al sicuro...
Comodo, fin troppo comodo spalare letame sui Machine Head, salvo poi ritrattare tutto (come succederà) allorché il culetto mostra i lividi: d'altra parte, è nei diritti di chi acquista un disco (quindi spende soldi), aver la facoltà di criticare se non si è soddisfatti, ma da ultra-fan ne ho sentite troppe sul conto dei quattro americani e, assicuro, nonostante un mio scetticismo obiettivo, che ora è il caso di ammettere che il livello di "TTAOE" se non superiore, almeno eguale a quello del secondo album, anzi per quanto mi riguarda è addirittura oltre.
Non ho ancora introdotto il discorso prettamente relativo alla musica che i MH propongono nel 2003, ma un mio personale sfogo era d'obbligo, nonché utile per introdurvi la nuova release!
Allora ecco che soddisferò la vostra sete di sapere...
"Through The Ashes Of Empires" è un fottuto album di post thrash metal nello stile dei primi anni della band, la musica che ai nostri riesce meglio, quella che fa smuovere la testa, quella per la quale amo i MH.
Dieci brani, nessun calo, solo tanto groove e rabbia metropolitana come quella di un pitbull, quella che ha caratterizzato il debutto, quella che i nostri sanno esprimere anche on stage, dove non mancano di soddisfare ogni qual volta salgano ad esibirsi.
E non ho mai sentito nessuno lamentarsi delle loro performance live, il 13 novembre è alle porte, comunque, e la loro calata italica in quel di Milano sarà una buona opportunità per testare quanto sostengo.
Torniamo al disco: insieme al ritorno a sonorità rudi e kicking ass (come direbbero i cari americani), riappare anche una distorsione distruttiva e possente, condita da suoni di batteria impeccabili e curati, a completare un lavoro dietro al banco che definirei perfetto.
Alla chitarra, oltre a Robb, ora si muovono le manine di Phil Demmel, già attivo nei Vio-lence e come live session negli stessi MH.
Oggi la sua presenza è costante, ufficiale è la sua integrazione nella band di San Francisco, e i miglioramenti sono tangibili, occupandosi in modo efficace dei solo, più organici e meno improvvisati di quanto Ahrue Luster era solito creare: ad esempio, nella song "Vim" ciò è esplicato in maniera più che chiara, quando i due chitarristi si scambiano cortesie solistiche come non si sentiva da tempo...
Ma è l'opener che colpirà subito: infatti, "Imperium", scelta pure come singolo apripista (scelta coraggiosa, vista la lunghezza e la violenza del brano) spiazzerà totalmente l'audience, presentandoci al meglio il gruppo con un finale da sbattere la testa contro il muro!
Dopo il break parte un riff, che non è un riff, mi dispiace per voi, ma è un treno, un treno ad alta velocità che vi investirà senza pietà... Boom!
Questo è il primo botto del disco, ma si continua con "Bite The Bullet", altro episodio superlativo, tra i migliori in assoluto, costruito su pochi riff, elementari quanto granitici, ma di un impatto mostruoso!
Un decadente carrion introduce, invece, "Left Unfinished" altri cinque minuti di fuoco prima di riposare i muscoli sulle note soavi e melodiche di "Elegy", in cui spicca la prestazione vocale variegate ed istrionica di Mr. Robb, un grande interprete delle proprie emozioni, capace di alternare registro repentinamente come il sottoscritto di premere bottoni su questa tastiera...
Ritorna subito il ritmo con la seguente "In The Presence Of My Enemy", che Demmel guarnisce con un assolo appassionato e sentito, che precede il robusto ed incazzato finale!
Penso a "The More Things Change..." mentre mi ri-ascolto "Days Turn Blue To Gray", e sorrido, felice che il trade mark della band non sia stato scalfito dalle polemiche e che Robb abbia impugnato lo strumento con decisione e voglia di stupire ancora!
Il finale in crescendo, tipico dei MH, qui vive uno dei suoi episodi migliori... avanti così!
Ora è il turno di "Vim", tassello massiccio e potente, 100% thrash metal moderno e poderoso cui segue "All Falls Down" in bilico perenne, come su di un filo, tra la melodia della strofa, retaggio di "The Burning Red" e il duro impatto del refrain e della coda, riscoperto oggigiorno, ma caratteristico del passato.
Rabbia, tanta rabbia ancora in "Wipe The Tears" dall'incedere fiero e potente (cit.), e dal break arioso e solare, per concludere con la semi ballad "Descend The Shades Of Night", sospirata, cantata, urlata, ma ugualmente eccezionale.
Da notare ancora gli incroci solisti (prima Phil, poi Robb ed ancora Phil) di ottima fattura e di maideniana memoria, ad anticipare vocals dall'alto contenuto drammatico come "Scream with me/Bleed with me/Seethe with me/Sing with me" ed un tratto davvero crudo poi... il silenzio.
Certo, potremmo dilungarci oltre analizzando il poco coraggio nel registrare un disco simile, dopo le noiose polemiche che la band ha subito, ma come è da sempre nel DNA dei MH, o si amano o si odiano, ed io li amo...
Poi non è che abbia questa gran voglia di scrivere ancora, visto che il papiro ha già raggiunto dimensioni notevoli, quindi compratevi il disco ed ascoltatevi la musica... ihihih!
Ho le lacrime agli occhi...
-I'll stand here defiantly
My middle finger raised
Fuck your prejudice-
Ps: Dimenticavo che la prima edizione, limitata, presenta un cd supplementare contenente le versioni demo di ben cinque tracce del disco, il video live di "The Blood, The Sweat, The Tears" ed il making of di "TTAOE" , in cui ogni membro della band spiega la propria attrezzatura e svela i segreti del Machine Head sound.
La sezione multimediale è particolarmente interessante per i fans più attenti a questi particolari ed i brani-demo offrono la possibilità di verificare il "labor limae" di Robb Flynn, musicista mai soddisfatto di quanto produce e sempre alla ricerca di soluzioni sempre migliori.
Bel lavoro!
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