Ormai li consideravo dispersi! Poca era la speranza di sentire su disco ancora una volta le pregevoli note dei Lunar Aurora, band capace di stupire e colpire l'ascoltatore in modo diverso in ogni sua singola uscita.
Correva l'anno 2000 quando "Ars Moriendi" era dato in pasto al pubblico dalla Ars Metalli ed oggi, quattro anni dopo, siamo in grado di gioire per un disco che non ha perso le caratteristiche del suono che i Lunar Aurora hanno saputo forgiare già dal primo full di oltre otto anni fa. Temevo, all'atto di inserire il dischetto nel lettore, all'idea dell' introduzione di elementi nuovi od alternativi che avrebbero snaturato lo stile dei tedeschi: invece, le differenze principali (comunque minime) riguardano la maggiore cura per la registrazione ed un songwriting che mischia le lunghe e corpose opere di "Seelenfeuer" (al momento dell'acquisto del disco, si dovrebbe fornire l'acquirente di un libretto, tipo opera lirica per poterne seguire lo sviluppo appieno, per evitare di perdersi tra la miriade di riff che elevano le articolate canzoni ad emblema di un black metal tra i più raffinati e ricchi di gusto) con l'aspetto più violento ed aggressivo della musica dei LA.
Una miscela ampiamente riuscita e dotata di grande feeling ed armonia, come sempre è stato per Whyrhd e soci, oltretutto abbiamo qui a che fare con materiale ormai datato, riaslente all'estate 2001, perdiodo in cui è stato registrato. Non mancano neppure in "Elixir Of Sorrow" le preziose keyboards che tanto donano alle composizioni in termini di atmosfera e pathos... mi risulta piuttosto difficile trasmettervi le sensazioni che sono in grado di raccogliere da brani come "Freiheit" (l'uso della lingua madre alternata ad un paio di cenni di inglese è ancora marchio di fabbrica) o la chilometrica "Geister", che non avrebbe sfigurato nemmeno in un album del calibro di "...Of Stargates And Bloodstained Celestial Spheres".
Seppure meno ricercato, ma pur sempre vario, fantasioso ed all'altezza del nome della band (alcune interviste di anni fa vedevano i Lunar Aurora sostenere che non saprebbero oggigiorno riprodurre i brani più prog da loro scritti perchè la memoria avrebbe oscurato il ricordo di tutte le componenti), il riffing perde un po' in velocità, snodandosi per lo più su ritmi medio-veloci, quindi non scadendo mai in un assalto smodato e poco coscienzioso alla ricerca dell'estremo. Ed è qui che le immancabili tastiere e le vocals angosciate calano i propri assi, portando ad un livello superiore la base chitarristica dei LA e garantendo longevità ad un platter di sicuro interesse e resistente anche ai numerosi ascolti. A questo proposito, utili sono gli intermezzi di tastiera a spezzare la tensione e tirare il fiato, come prima della raggelante ed hyper fast "Kiev und Jetzt", episodio tra i milgiori dell'intero disco, corredata pure di un break struggente.
Ovviamente il tutto è impreziosito da un libretto ben strutturato, colorato di un verde incantevole e deciso, curato nelle immagini e nelle fotografie, e di questa opera si deve ringraziare anche la "The Oath", neonata etichetta italiana che licenzia il proprio primo disco in modo più che positivo, anzi direi che le premesse per costruire un progetto serio non mancano di certo!
Davvero un album da tener d'occhio per chi non conoscesse la band, invece acquisto caldamente consigliato (quasi tassativo!) per i fans dei Lunar Aurora che già hanno avuto la fortuna di apprezzarli.
Ps: ricordo che la band ha già pronto il materiale per il sesto disco, questo datato invece 2002.
Anche se in ritardo, è il caso che i nostri lo diano alle stampe, viste le loro qualità!
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