Mi son preso tempo per pensare come valutare questo "Phantasmagoria", sono passato da iniziali momenti di esaltazione ad una più critica moderazione. L'ho adorato per il suo essere "nuovo" in casa Limbonic Art ma allo stesso tempo retrò come intenti sonori e l'ho rivalutato in certe sue parti non propriamente riuscite. Nonostante il bello e il brutto una cosa rimane certa, "Phantasmagoria" mi affascina e non poco, non vedo altra soluzione visto che mi ritrovo sempre con la voglia di sentirlo per scoprire qualcosa di nuovo, e visto che rimango stregato da quel sound diretto dove ora le chitarre guidano e le tastiere inseguono. Da quella produzione che sembra essersi dimenticata di essere nell'anno 2010. Amando i paragoni, questa volta i Limbonic Art mi hanno ricordato uno dei gruppi cardine del black metal sinfonico di un tempo, il loro nome era Parnassus e le loro caratteristiche sono molto simili a quelle di "Phantasmagoria", certo erano altri tempi e altri modi ma in qualche modo il paragone è venuto spontaneo vista l'intensità di entrambe le parti.
Ora i Limbonic Art sono solo Daemon e questo nuovo capitolo è unicamente farina del suo sacco. Il ritorno con "Legacy of Evil" aveva fatto storcere il naso a molti e "The Ultimate Death Worship" non aveva convinto tutti. Il rischio di sbagliare era chiaro e si respirava nell'aria ma fortunatamente questa volta si è girati al largo dal disastro. Certo raggiungere anche solo il livello di un "Ad Noctum Dynasty of Death" è utopia (per non scomodare i due mostri sacri) però "Phantasmagoria" ha le sue armi e non sono per niente scariche.
Devo dire che questa volta l'ingente durata (settanta minuti per dodici brani) non ha rappresentato un peso, una volta entrati nella giusta atmosfera, lì si resta ad oltranza catturati dall'energia magica profusa. Uno dei brani migliori è sicuramente l'opener Prologue/Phantasmagoria, irruenta ed epica dove tutto gira alla perfezione. Il suono è freddo, le chitarre sono gelide e "artificiali" e spesso si aggirano in territori heavy o rallentati (vedesi Dark Winds). Ma per la maggior parte del tempo si rimane su tempi serrati, martoriati, infastiditi e guidati da uno scream roco, scavato, ed epico, perfetto cerimoniere del tutto. Intanto Crypt of Bereavement consolida le buone impressioni ed anch'esso finisce fra il meglio di "Phantasmagoria". Dopo un'oscura e criptica Curse of the Necromancer è tempo di tornare a dipingere quei versi e quelle melodie che li hanno contraddistinti e fatti conoscere a livello mondiale con le due songs Portal To The Unknown (non perdona nella sua irruenza) e A World In Pandemonium (dove si respira magia cosmica a pieni polmoni). La parte centrale vede la presenza di due schegge impazzite come Flight of the Minds Eye e Apocalyptic Manifestation che mantengono alta l'intensità prima della parte finale dove troviamo ancora molta carne sul fuoco. Prophetic Dreams è un pò l'emblema del disco, bellissimo il finale dove un gran riff lancia un coro epico senza diminuire minimamente la carica sottostante. The Burning Vortex sarebbe l'unico brano che volendo stringere avrei eliminato per snellire un pò la sostanza, contiene belle parti ma dice poco. Se le orecchie non dovessero ancora sanguinare il menù prevede ancora due brani di otto minuti cadauno. Oscuri, ipnotici e carichi di atmosfera magica, A Black Sphere of Serenity e Astral Projection concludono un lavoro che merita di essere provato e riprovato, letteralmente sudato. Solo a quel punto si potrà dare un giudizio personale preciso. Per me và più che bene così ma lo sfinimento per molti sarà dietro l'angolo.
Per inserire un commento devi essere registrato.
Clicca qui per registrarti oppure effettua il login.