Kataklysm / “In the Arms of Devastation”

In the Arms of Devastation

Kataklysm

In the Arms of Devastation

Nuclear Blast Records, 2006

Voto: 7/10

I Kataklysm, per chi scrive, non si sono mai perfettamente inseriti in quel contesto sonoro e geografico che tende ad accomunare formazioni di rilievo quali Cryptopsy, Gorguts e Neuraxis. Riflettendo su quello che è stato il percorso artistico del combo capitanato da Maurizio Iacono, ci si accorge di come i Kataklysm siano sempre stati dei death metaller canadesi fuori dagli schemi di un suono che, oggi possiamo dirlo, ha reso cosi caratteristica ed appetibile l'area del Quebeq.Mentre le succitate tre formazioni con gli anni hanno messo a frutto potenzialità tecniche con pochi eguali, ed un gusto e una personalità uniche (si pensi ai più recenti Neuraxis, ai Cryptopsy del loro apice creativo raggiunto col capolavoro "And then you'll beg" e a un album credo tristemente dimenticato da tanti, "Obscura" dei Gorguts), i Kataklysm, partendo da una robusta radice Death Metal, hanno arricchito di groove e influenze HC il loro sound con il bellissimo, genuino e diretto "Victims of this fallen world", per poi inglobare sempre più palesi influenze nord europee con le pubblicazioni successive.Cosa che ha fatto sì che i quattro venissero definiti, anche sulla stessa Haternal, come gli At The Gates del brutal death.Definizione azzeccatissima per album freschi e personali come "The prophecy" ed "Epic: the poetry of war", definizione che ha ben descritto la solidità di una proposta pietrificatasi con "Shadows & Dust", e resa statica, sin troppo statica, prima con il comunque buono "Serenity in fire", ora con quest'ultimo "In the arms of devastation". E qui, mi duole ma è mio dovere, non transigo nè perdono. Per quanto possa essere risultata efficace e accattivante una determinata soluzione stilistica, dopo due album quali i succitati, era ora di dare un bel giro di vite al suono dei Kataklysm. Cosa che non è per nulla avvenuta.Coaudiovato da una produzione potente e nitida, davvero bella (come al solito del resto, curata sempre dal chitarrista dell' ormai storica formazione), troviamo materiale che, per quanto curato, ormai è prevedibile come un gruppo clone dei Darkthrone. Sai già quale accordo siano in procinto di suonare e in quale momento dal classico drumming swedish si passerà ad un feroce e precisissimo blast beat. Bello, tutto molto bello, davvero. Ma tutto troppo, troppo scontato.I nove brani scorrono via lisci, ma senza lasciare alcun segno, senza far male, nonostante la palese aggressività sonora che non viene mai meno. l' unico brano che viene voglia di riascoltare è la opener "Like angels weeping (the dark)", davvero ben arrangiata e dalle tensioni melodiche/emotive davvero meritevoli.Nonostante le idee proposte nella opener siano le stesse poi riprese nelle tracce successive, se i successivi otto brani avessero avuto lo stesso tiro, la mia valutazione sarebbe salita tranquillamente di mezzo punto. Purtroppo le influeze swedish che all'inizio hanno reso così caratteristici i Kataklysm hanno finito col snaturare il suono di una formazione più che meritevole, indice di ciò la conclusiva "The road to devastation", un brano che avrebbe potuto tranquillamente comparire sul full lenght omonimo, targato 1999, degli Hypocrisy. Sulla professionalità e la bravura non osa discutere nessuno. Come non si discute su un altro importante punto: il tempo era più che maturo per una svolta.

p.s. Appunto sulla cover scelta per quest'album dal pubblico: nonostante mi sia adoperato con molteplici voti, non l'ha spuntata purtroppo Alice, una degli artisti che hanno proposto l'artwork per questo disco, autrice di un'idea decisamente più originale e alla quale rivolgo comunque i miei complimenti, sperando che ci legga!

Sinteticamente: Sulla professionalità e la bravura non osa discutere nessuno. Come non si discute su un altro importante punto: il tempo era più che maturo per una svolta.

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