Come ho già detto in qualche altra occasione il 2010 è stata la conferma di come il death metal sia vivo e vegeto. A dire il vero è già qualche anno che escono lavori rilevanti e nuove band all'altezza e questa "certezza" si manifesta ulteriormente ascoltando Shadowcast, l'esordio della super band Insidious Disease. Insomma anche quando personaggi famosi come Silenoz (Dimmu Borgir), Jardar (Old Man's Child), Shane Embury (Napalm Death), Marc Grewe (Morgoth) e Tony Laureano (batterista di una miriade di bands) si uniscono con dichiarati intenti passionali (ma di certo non solo per quelli), e riescono nell'impresa di fare un buon disco vuol dire che il momento è veramente/particolarmente felice.
Veniamo subito al punto, Shadowcast non è certo chissà cosa, però nel suo piccolo diverte e questo è già un notevole traguardo. L'esperienza dei personaggi coinvolti non si discute di certo, e gioca senz'altro come fattore determinante, nonostante non sia una garanzia assoluta.
Death metal diabolico suonato alla vecchia maniera, con rudezza e fisicità, un suono perfetto sul quale calzano a pennello le parti vocali di Marc Grewe, autentico mattatore del disco in esame, con la sua voce profonda, roca e deviata.
Gli Insidious Disease passano con disinvoltura da parti violente (terreno fertile per Tony Laureano) a momenti rallentati, sovente infilano all'interno dei brani sprazzi melodici (perfetto esempio è Boundless, canzone scelta per il video ufficiale) senza però ammorbidirne l'uscita. Per qualche malsano motivo le canzoni dotate di melodia "sinistra" sono le mie preferite, così in cima alle mie preferenze trovano posto oltre alla già citata Boundless anche Abortion Stew, The Desire e Facemask. Non sono da sottovalutare però l'opener Nuclear Salvation e la scheggiante Rituals Of Bloodshed per una cornice d'insieme sicuramente positiva ma non straordinaria, tanto per chiarire il voto sufficiente.
Anche se non riceverà un seguito Shadowcast è il classico disco che si farà ricordare per un ascoltino veloce nel corso degli anni. In tal senso aiuterà di certo il curriculum dei coinvolti, ma senza un risultato sufficiente non si andava da nessuna parte. Brava Century Media per aver dato alle stampe questo prodottino classicamente europeo in linea con il suo vecchio catalogo.
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