Terzo disco per questa band di punta della Century Media, che fin dal primo lavoro, Beautiful Tragedy del 2007, ha intravisto un’ ottima realtà economica in questi In This Moment, band autrice di un Metalcore andato via via scemando in lidi più da Metal Alternativo che altro, abbandonando la parte più violenta in favore di uno stile più morbido e raggiungibile dalle masse (non che prima fossero underground comunque).
MariaBrink, la voce e figura chiave di questa band, è senz’altro l’icona portante, ma a discapito di quanto si possa pensare, ha delle doti canore non di poco conto, ed in quest’ ultimo lavoro dà una riprova di come le sue qualità non risiedano solo nell’aspetto fisico.
A Star-Crossed Wasteland è quindi un lavoro che tende a dimenticare la furia degli esordi regalandoci brani sempre piuttosto accessibili (le uniche più dirette sono il singolone The Gun Show e Blazing), andando anche a sfociare in ballate come la title track e World In Flames, quest’ultima molto ben interpretata da Maria e con delle musiche più riuscite.
I primi 3 brani sono, probabilmente, il piatto forte del lavoro. The Gun Show è un energica e diretta apripista, Just Drive mette in luce probabilmente il miglior binomio di quello che dovrebbero, teoricamente, essere gli In This Moment, una band dalle ritmiche ferrate e dai ritornelli pieni di pathos (come tante, certo), azzeccando forse il migliore brano del disco, e The Promise ha dalla sua un ottimo duetto vocale con Adrian Patrick degli Oterwhise.
Si continua con Standing Alone, che con le sue mitragliate ci ricorda un po’ l’energia del passato, rovinata però da un chorus veramente pacchiano; arriviamo poi alla titletrack, che come detto è una ballata non particolarmente riuscita, o comunque anonima. Blazin torna a smuovere le acque diventando il brano più pestato del lotto dove, finalmente, senza usare clean vocals, si ha un diretto e incessante pezzo davvero coinvolgente e riuscito dove la bella Maria tornerà a graffiare con i propri urli.
Si torna ad abbassare i ritmi con The Road, anche piacevole se non fosse per un ritornello lezioso ripetuto fin troppo, e si va verso la conclusione con Iron Army, dove si intravedono delle ritmiche meno scontate del solito impreziosite da un buon duetto scream/clean vocals di Maria e da un finale “epicheggiante” molto coinvolgente.
Una volta di troppo torna il brano da classifica con The Last Cowboy, e di nuovo abbiamo un clean troppo “smieloso”. Interessanti, ancora, le ritmiche ed inconsuete le parti stile “narrazione” di Maria nelle strofe.
Si chiude con World In Flames, che come detto risulta essere una buona ballata dove la cantante dimostra una volta in più come la sua voce trovi casa un po’ ovunque. Bella sentita la sua prova, e buone anche le musiche.
Tra alti e bassi insomma questo lavoro, anche se gli episodi degni di nota ci sono. Tuttavia, il buon sound delle chitarre (molto ribassate) salva un riffing piuttosto impersonale e schematizzato, dando vita a pochi episodi davvero degni di nota (qualche bel assolo c’è), e forse, in generale, il disco risulta un po’ slegato.
Lascia un po’ l’amaro in bocca, comunque, sentire come questo gruppo, a detta di chi scrive, si limiti nella composizione dei pezzi cercando sempre di mantenere la solita forma canzone senza cercare neanche di camuffarla in qualche modo, così che chi ascolta alla fine trovi sempre l’appiglio fin da subito per memorizzare i pezzi. Una buona tecnica se si deve vendere più copie e scalare le classiche probabilmente, ma non per fare musica in libertà.
A Star-Crossed Wasteland non è, obiettivamente, un disco da cestinare, ma neanche da sufficienza pienissima perché ha comunque il grosso sentore di un disco fin troppo pre-costruito, e questo, abbinato alla non sempre eccelsa qualità dei brani, non è mai una bene.
Per inserire un commento devi essere registrato.
Clicca qui per registrarti oppure effettua il login.