In Slaughter Natives / “Resurrection the Return of the King”

Resurrection the Return of the King

In Slaughter Natives

Resurrection the Return of the King

Cold Meat Industry, 2005

Voto: 8/10

Di una risurrezione proprio non c'era bisogno, visto che mr. Jouni Havukainen, in arte In Slaughter Natives, ha sempre prodotto album di grande spessore, però di un ritorno di questo austero re svedese se ne sentiva il bisogno. Non chiedetemi di etichettare la musica di questo album, perché sarebbe troppo difficile decidere quale degli elementi che compongono la ricetta delle sonorità offerteci sia predominante in questo album, che proprio dall'incredibile capacità di creare equilibrio tra musica dark ambient, industrial e medieval trae la sua maggiore forza. Se poi uniamo alla genialità e alla grande capacità compositiva di Havukainen la cura che la Cold Meat Industry mette nelle sue pubblicazioni, capirete bene che ci troviamo davanti ad un prodotto di grande qualità e spessore.
Penetriamo dentro le mura di questo "Resurrection the Return of the King" proprio con "Behind my Walls", pezzo dark ambient dall'incedere ritmico lento e inquietante, che si mischia poi con output uditivi, che non fanno che aumentare il pathos, portandoci in un luogo in cui tutto sembra prossimo alla catastrofe, dove tutto sembra in un sottile equilibrio che sta per crollare. Per il crollo c'è poco da aspettare, visto che i soundscape dilatati dell'opener vengono subito sostituiti dalle percussioni maestose e incessanti di "You Are The Dead", che con ritmo quasi ipnotico ci fanno capire che la calma è terminata e che da qua in poi non ci sarà un attimo di pausa e la voce cupa e roca di Havukainen ci fa capire che il re è tornato e che la sua potenza e maestosità non è stata intaccata minimamente. "Ashes of Angels" sembra dare un attimo di tregua, ma rimane solo illusione: le percussioni cupe e schiaccianti ci guidano in una marcia trionfale nella quale non sappiamo se essere le vittime o i carnefici. La grandiosità di un personaggio e compositore come Jouni la si capisce soprattutto da pezzi come "Tearing My Life Away", dove lascia l'andatura marziale delle percussioni per lanciarsi in un pezzo in cui l'elettronica la fa da padrona e in cui la sua voce assieme a lontane voci femminili riesce a creare un mix perfetto tra maestosità e inquietudine, in un terreno dove l'ambient, l'elettronica e le reminiscenze dei Death in June degli anni '80 si incontrano con grandissimo equilibrio. Le percussioni ritornano a regnare in "As My Shield", con una ritmica concitata e che non dà tregua, creando il giusto tappeto sonoro per la voce aggressiva e oscura di Havukainen. Proprio dopo il pezzo più ritmato e aggressivo arriva il pezzo che più di tutti si avvicina al dark-ambient tipico della CMI, con richiami espliciti ai maestri Raison d'etrè, con atmosfere oscure e fosche create da lontani bassi canti gregoriani e da voci demoniache che ci sussurrano all'orecchio. L'eclettismo di In Slaughter Natives è tale da potersi permettere dopo il pezzo più legato a atmosfere dark ambient, un pezzo che invece si lega a doppio filo con la musica medievale come "The Vulture", apparso anche in "Flowers Made of Snow" il sampler della CMI, dove le atmosfere sono molto più affini ai Coph Nia e ad un malato folk industriale di influenza medieval, con un misto di percussioni elettroniche e suono di clavicembalo. "Anger Are You With Me. Follow My Steps" e "Blood Testural" ci riportano nei terreni preferiti dallo svedese: percussioni e ritmica marziale con inserti che vanno dalle voci femminili e eteree all'elettronica cupa e d'atmosfera si mischiano in quella che potrebbe essere la soundtrack di una battaglia di eserciti immensi nel bel mezzo di una terra senza tempo. Il ritorno del re al suo trono si conclude con un richiamo a "You Are the Dead", con "And You Still Are the Dead", versione molto più lenta e disperata della traccia 2 dell'album, dove un violino accompagna le ritmiche e le voci quasi da oltretomba, rendendo il pezzo ancora più inquieto e inquietante, ricordando da vicino anche alcune composizioni dei Der Blutharsch dell'ultimo periodo.
Un lavoro magnifico per uno dei maestri dell'ambient industrial scandinavo, la cui capacità di muoversi attraverso diversi generi e diversi stili è assolutamente di grande livello. Un album in cui dark ambient, foga percussiva e maestosità dei suoni si intrecciano per creare quella che potrebbe essere una perfetta colonna sonora di un film epico medievale oppure del ritorno all'immortalità di un dio decaduto. The King is back!

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