Immortal / “Sons Of Darkness”

Sons Of Darkness

Immortal

Sons Of Darkness

Nuclear Blast, 2002

Voto: 8/10

Ho atteso con molta ansia il come-back discografico degli Immortal: infatti, gli ultimi lavori se all'inizio mi avevano colpito a tal punto da considerarli l'apice compositivo del gruppo, alla lunga hanno suscitato in me solo nostalgia per i tempi passati, definitivamente sepolti dal forzato abbandono di quel genio di nome Demonaz. Il mio giudizio quindi è, diciamo cosi', menomato in quanto da una parte non si può sorvolare sull' ottimo valore intrinseco dell'album, ma dall'altra non si dimentica neppure la storia scritta dal migliore cd black uscito dalla Norvegia, che a mio parere corrisponde al nome di "Pure Holocaust". Di quel periodo è ripreso solo quel feeling epico e gelido, che hanno reso gli Immortal unici ed apprezzati universalmente! Ne sono la dimostrazione brani come la cadenzata "Tyrants" e la glaciale "Antarctica"... le note di quest'ultima introdotte da un tappeto sonoro occupato dal fruscio del vento hanno provocato in me forti emozioni!!!A parte questi sdolcinati sentimentalismi, riprendiamo l'analisi: l'album, dal packaging molto curato, presenta otto canzoni sulla falsariga delle recenti releases; quindi death/thrash (quello di scuola tedesca, prettamente monocorde), piuttosto che il black metal grezzo degli esordi.La produzione, ancora una volta ottima e direi decisamente "potente", frutto dei celeberrimi e collaudatissimi Abyss Studios, imprime all'album quel tocco catchy che lo rende appetibile anche a chi non gradisce molto il black metal.L'apertura spetta alla spaccaossa "One By One", seguita senza lasciare tregua dalla title-track, dal refrain orecchiabile! l' impressione che scaturisce subito è di un capolavoro incompiuto: difatti, se in fase di registrazione si fosse adottato un suono piu' old school, il risultato sarebbe stato sicuramente diverso e dal mio punto di vista nettamente migliore!Le composizioni, comunque, si presentano tra di loro varie ed ispirate con strutture lineari e organiche (la lunghezza media è di 6/7 minuti circa) a sottolineare gli ulteriori progressi tecnici del gruppo che addirittura si permette il lusso di inserire alcuni assoli all'interno delle songs, non di certo un caratteristica spiccatamente black metal!Sembra pure che il gruppo abbia voluto compiere un passo indietro nelle coordinate musicali, utilizzando piu' tempi veloci almeno per quanto riguarda la batteria (sono piu' frequenti i blast-beats) nella composizione di SOND, rispetto al recente passato... forse per accontentare un po' anche chi non aveva digerito i due precedenti lavori.In definitiva, grazie a questo album e al sostegno di una forte etichetta alle spalle, penso che gli Immortal siano destinati oggi più che mai a raggiungere il grande pubblico, ammesso che si possa parlare di grande pubblico nel metal estremo!Ps:Il bassista Iscariah ha lasciato il gruppo poco dopo l' uscita dell'album. È stato, però, subito rimpiazzato da Saroth.

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