Non credo che la band capitanata dai mai invecchiati Ross Dolan e Bob Vigna (hanno davvero fatto un patto col Diavolo...) necessiti presentazioni. Li avevamo lasciati qualche anno addietro con un disco, "Shadows in the Light", che risultava fresco nel suo radicale tradizionalismo, e una serie di concerti a sostegno di ques'ultimo davvero devastanti, i quali non hanno fatto sfigurare la band se confrontata con mostri sacri del death metal più intransigente e sinistro quali i Morbid Angel.
Il quartetto, da sempre tra i portabandiera della corrente più nera del death metal americano, torna con un album che esplora il lato più introspettivo e abissale del suono proposto con la precedente pubblicazione, la quale aveva la non comune qualità di miscelare il classico suono cerebrale e oscuro degli Immolation con un inatteso gusto per una melodia che si affacciava timidamente tra i riff istintivi e violenti della coppia Vigna/Taylor. Il suono di "Majesty and Decay", titolo che sintetizza benissimo le sensazioni che il disco trasmette, rinuncia a un po' di velocità in diversi capitoli dell'opus per concentrarsi di più sulla profondità del suono degli Immolation, su un riffing ossessivo e un mood volutamente oppressivo protratto per gran parte del minutaggio dell'album, che ad un ascolto superficiale potrebbe così far sembrare troppo ripetitiva l'intenzione della formazione new yorkese. Fondamentale, in tal senso, il lavoro dietro le pelli di Steve Shalaty: la title track, indubbiamente una delle più belle e complete tracce del disco, è emblematica di come soluzioni nel drumming lontane dai canoni del genere possano giovare a strutture come quelle presenti in questo lavoro, rinfrescando il sound senza snaturarlo minimamente (cosa che sarebbe impossibile per gli Immolation, anche obbligandoli con un AR 70 puntato alla tempia).
La produzione dei loro album è sempre stata per il sottoscritto un mistero senza soluzione: la vogliono così poco raffinata o tempo e disponibilità economica non sono sufficienti ad avere un sound che faccia la differenza? "Majesty and Decay" si presenta già meglio del suo predecessore, ma non riesce a raggiungere il livello qualitativo di pubblicazioni di band addirittura più giovani. Non ho nulla in contrario ai suoni old school, anzi, ma c'è suono grezzo e suono grezzo: un conto è "The Horror" dei Tribulation, un suono ricercato in quella direzione e coerente col mood del disco, un altro è la nuova fatica di Ross Dolan, che risulta essere per alcuni dettagli assolutamente non curati l'ennesimo disco fatto in fretta. Peccato, perché se solo ci fosse più attenzione per alcune soluzioni in termini di arrangiamento, scelta dei suoni e lavori di fino vari ed eventuali, gli Immolation potrebbero essere competitivi non solo sul palco e guadagnare anche in questa sede tutti i punti che meritano.
Nel complesso, "Majesty and Decay" ne esce tranquillamente a testa alta: prestissimo per dire se risulterà essere tra le migliori uscite dell'anno corrente, ma credo che la band abbia sufficiente esperienza, credibilità e coerenza da potersi guadagnare la meritata fetta di consensi anche questa volta. Disco valido per i fan più affezionati e per chi si avvicina per la prima volta a questo intoccabile pezzo di storia.
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