Hypocrisy / “Virus”

Virus

Hypocrisy

Virus

Nuclear Blast, 2005

Voto: 7/10

Una formazione rinnovata ed una nuova alba per gli Hypocrisy? Si spera.Dopo aver sfornato due porcate ipermelodiche quali "Catch22" e "The Arrival", il buon Peter Tagtgren decide che è ora di pigiare un po' sull'acceleratore e tornare su lidi che più si addicono al nome della band: i lidi del Death Metal.Ora, a parte il fatto che molti possono aver apprezzato anche il recente passato degli Hypocrisy (non è il mio caso), è oggettivo che siamo di fronte ad un album molto legato a sonorità che la band aveva dimenticato da qualche anno, e che risulta facilmente accostabile a lavori come "Into the Abyss", "The Final Chapter", ed il full omonimo della band.Personalmente tutto ciò non mi fa gridare al miracolo, anche perchè nel mercato del metal estremo attuale essere autoreferenziali è quanto di più facile si possa fare, soprattutto se si gode del supporto di etichette come mamma Nuclear Blast. Critiche a parte, quantomeno questo "Virus" si lascia ascoltare, e può fare la gioia di qualche nostalgico: l' inserimento dell' ex-Immortal Horgh dietro le pelli e di Andreas Holma alle chitarre ha portato giovamento, velocità e potenza al sound della band, mentre per quanto concerne la produzione c'è poco su cui poter disquisire. Gli Abyss Studios, se non avete vissuto su Marte fino all'altro ieri, e se non avete cominciato ad ascoltare metal un mese fa, dovreste conoscerli bene... pensate che ad alcuni fanno venire la nausea: quell' indisposizione derivata da un elevato conformismo sonoro e dalla sensazione che i suoni siano finti nonchè privi di emozioni. Gusti, per carità, ma non immotivati. Personalmente ho trovato la produzione di questo "Virus" molto pesante, graffiante, ma poco dinamica (i puliti di chitarra ad esempio lasciano l'amaro in bocca) e a tratti abbastanza confusionaria. Niente in confronto al sound violento e preciso dei cugini Bloodbath, per intenderci.Riguardo alle composizioni, è tutta roba già sentita, ancorchè gradevole: "Warpath" e "Scrutinized" iniziano l' opera nel migliore dei modi, ossia spaccando culi. Già "Fearless", lenta e cadenzata, rompe il cazzo dalla noia, ma mi rendo conto che c'è chi apprezza anche queste pause melodiche (e ce ne saranno altre durante l'album, come ad esempio la ritmata e orecchiabile "A Thousand Lies", o una "Incised Before I've Ceased" con inserti neoclassici stile Childre Of Bodom - per fortuna sporadici). Meno di ampio respiro invece "Craving for Another Killing" e "Blooddrenched" (quest'ultima ai limiti del Brutal), le quali donano nuovamente un po' di colorito rosso sangue ad un cd altrimenti troppo pallido.Insomma, un mix di elementi vecchi e nuovi che accontentano un po' tutti (ascoltatevi l' ultima traccia e, tra un accordone di tastiera e un refrain pulitino, sappiatemi dire che ne pensate), e che in fin dei conti relegano quest'ultima fatica targata Hypocrisy nel gigantesco limbo di quegli album che non fanno schifo, non sono capolavori, non sono granchè originali, piacciono ai fans e sono divertenti da suonare dal vivo. Certo, se amate questa band non credo rimarrete delusi; se invece preferivate la svolta melodica di Tagtgren, probabilmente non farete i salti di gioia, ma che volete che vi dica... vi rimangono pur sempre i Pain. Un saluto festoso a tutti! (cit.)

Tags:
Commenti

Per inserire un commento devi essere registrato.
Clicca qui per registrarti oppure effettua il login.