Un disco che ha diviso nettamente il pubblico tra estimatori e denigratori, che ha fatto parlare molto di sé, nel bene e nel male, e che ha suscitato reazioni estreme da ambo i lati: per alcuni è un capolavoro, per altri una vera ciofeca. La verità è, sostanzialmente, che NON E' un album che ci si sarebbe aspettato dagli Hypocrisy, e che per questo lascia spiazzati. La band, essendo passata da un Death violento e grezzo ("Penetralia" ed "Osculum Obscenum"), ad un Death melodico ma già sperimentale ("The Fourth Dimension"), ad un mix di molti generi ("Abducted", "The Final Chapter", "Hypocrisy" ed "Into The Abyss"), qui stravolge completamente il proprio sound per passare ad un qualcosa di totalmente diverso e mai proposto prima. L'album quindi ad un primo ascolto spiazza completamente l'ascoltatore; poi, viene valutato e suscita in ognuno una reazione diversa, ma che spesso o è estremamente positiva, o è estremamente negativa. La mia, dopo diversi ascolti, fu estremamente negativa e tutt'ora non mi piace, ma io sono qua per fare una valutazione obiettiva, e non personale, di quest'album: per cui, ne parlerò in termini oggettivi. Qui il genere più presente è il Nu Metal, pur essendoci alcune canzoni più melodiche ed atmosferiche che comprendono anche inserti di tastiera (cose insolite nel Nu). Per tutta la durata del disco si sentono i tempi martellanti tipici del genere con voce sporca e talvolta rappata alternati a ritornelli melodici; oltretutto il disco è molto omogeneo: tutte le canzoni hanno una struttura simile e riff che si somigliano, e questa è una cosa molto insolita per gli Hypocrisy, che negli album precedenti (soprattutto "Abducted" e "Hypocrisy") erano riusciti a creare song che non avevano altro in comune se non di far parte dello stesso disco. Tuttavia, nonostante l'omogeneità del CD, non manca qualche piccolo accenno ad alcune soluzioni melodiche già sentite nei predecessori e tipiche della band che contribuiscono a rendere l'album meno ripetitivo, come certi riff di "Uncontrolled", "Seeds Of The Chosen One" e "All Turns Black", forse i tre brani che mi piacciono di più all'interno di un album che personalmente non ho mai apprezzato.
In sostanza, un disco consigliato solo se si accetta - a maggior ragione se se ne conosce tutta la discografia, come nel mio caso - di vedere il sound di una band completamente snaturato e rinato in forma diversa. Altrimenti, meglio orientarsi sui precedenti o sui successivi.
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