Sono un enorme estimatore hypocrisiano e appena saputo dell'uscita di "A Taste Of Extreme Divinity" ho fatto discreti salti di gioia. Due cose mi trattenevano dal farli troppo grossi, la più importante risiedeva in "Virus", troppo spesso idolatrato ma che per me resta l'anello più debole della loro discografia. L'altra stava nella copertina, assolutamente non da Hypocrisy ma quasi alla Morgana Lefay.
Ho voluto trattenermi e a conti fatti è stato un bene perchè la sorpresa e il godimento che ho provato durante il suo primo ascolto sono stati pari ai loro grandi classici del passato. Voglio partire dall'unico brano debole della tracklist, l'unico che mi ha riportato in mente "Virus", ovvero la title-track (nonostante in alcune sue parti ricordi il gruppo della pre-svolta) e di quella vena più brutale che Peter sembra voler sfruttare con l'arrivo di Horgh alla batteria. Proprio questa vena "brutal" mi ha fatto capire cosa non andava in "Virus" e cosa è necessario per il sound degli Hypocrisy, cioè un Horgh meno tecnico e più Lars Szoke della situazione. Anche se la scelta fù dettata proprio da questo tecnicismo, non è un caso che una maggiore semplicità torni a colpire nel segno con "A Taste Of Extreme Divinity".
Ora posso cominciare e finire con gli elogi. Pare che i nostri abbiano cercato l' alternanza brano-tirato brano-lento o comunque ne siano venuti meno solo in poche occasioni. Questo, e soprattutto l'opener Valley Of The Damned, mi hanno riportato automaticamente a quel masterpiece di "The Final Chapter". Da quanto tempo non mi tiravano fuori un brano così, un puro marchio della premiata ditta Tägtgren/Hedlund dotato di nuova freschezza compositiva.
Quando poi si prosegue con una Hang Him High si inizia a capire la portata del t utto, classico brano anathemico che promette di fare sfracelli in sede live. Mentre Solar Empire continua il lato melodico con uno dei migliori ritornelli del disco (viene naturale canticchiarlo assieme a Peter) e una grande lead portante, Weed Out The Weak ci schiaffa in faccia un riff iniziale da manuale per poi evolversi in una maniera che solo loro sanno fare...Una canzone che in poco meno di quattro minuti credo semplifichi lo stile della band.
No Tomorrow è una di quelle che mi hanno colpito all'istante, immaginate una Roswell 47 unita ad una Fire In The Sky, il mio sogno istantaneo è di vederla performata sul palco. Il tempo di arrivare alla traccia seguente e io sono k.o. , troppe emozioni una dietro l'altra e il trionfo con una Global Domination (la mia preferita a questo giro) che nella parte finale dispensa solo lacrime e rappresenta la perfezione. Alive è tremendamente catchy e avrebbe fatto fare maggiore figura ad uno a caso dei precedenti tre dischi. Con The Quest veniamo trasportati da qualche parte fra "Fourth Dimension" e "The Final Chapter", imponente muro, tastiere come le sanno inserire solo loro e conseguente hypo-epicità. E per la serie "la semplicità paga", quanto è bello e ben inserito il solo di chitarra??
La formazione svedese ci manda a casa con altri due classici, il ritmico Tamed-Filled With Fear e il brano di trasporto Sky's Falling Down (brani meno riusciti rispetto a quanto sentito prima).
Se amate i veri Hypocrisy non potrete fare a meno di "A Taste Of Extreme Divinity" e capirete il voto finale, se non li avete mai digeriti non sarà questa la volta del cambio opinione. Un altro tassello và ad aggiungersi ad una discografia quasi perfetta.
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