Sono pochi i gruppi più sbeffeggiati degli Horse the Band. E non è neppure difficile immaginarsi il perché di tale nomea: suonare metalcore includendo nella line up un addetto all’elettronica 8bit (da Nintendo Gameboy, per capirci) oltre che il cantante meno carismatico di sempre non è esattamente l’attività più popolare che conosca. Eppure succede che spesso le cose cambino. Così, mentre i loro rivali storici Every Time I Die (che non mancano mai di deriderli in fase di intervista) si ripresentano al pubblico con il loro disco meno ispirato, i Nostri se ne escono con lavoro inaspettatamente buono. Desperate Living non farà gridare nessuno al miracolo, ma rappresenta per gli Horse the Band una sorta di manifesto ideologico. Partendo proprio da una copertina in puro stile Napoleon Dynamite, tanto per scavarsi la fossa con le proprie mani deridendo chi sta a guardare (credendo di essere al sicuro). Per il resto abbiamo una fusione tra chiptune e postHC, derive stoner/psichedeliche comprese, che trova i suoi punti di forza nella varietà e nelle melodie sintetiche. Pensate a come suonavano i Gerghis Tron della prima ora (periodo Crucial Blast) e traslatelo in territori che potrebbero appartenere ai Cave In pre beatificazione. Tutto immerso in un umorismo che fa proprie sia la moda imperante del geek, sia certe tendenze da perdente anni ’90. Un bella ventata di aria fresca, piacevole quanto volete ma non così potente da cambiare la rotta verso il prossimo trend imperante. Rimane indubbio che una certa leggerezza e un forte menefreghismo di fondo siano la chiave di volta che, ultimamente, spinge determinate band ad emergere sul marasma di proposte. Sia che si tratti dell’ignoranza bestiale dei Black Tusk o del nerdismo spinto di questi Horse the Band.
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