Nuovo anno e nuovo nome da tenere in considerazione per il futuro. Dopo essersi testati con un demo un paio di anni fa gli americani Horrendous sono pronti ad infiammare le più nutrite platee di nostalgici e vogliosi deathsters. Il disco d'esordio intitolato The Chills è a tutti gli effetti una prova maiuscola di sacro metallo estremo. E' sempre piacevole vedere come alcuni giovani riescano ad apprendere al meglio la lezione impartita dai soliti mostri sacri, non si può che essere preda di euforismo quando ci troviamo di fronte realtà già pronte a spiccare il "balzo che conta" già con la prima cartuccia in canna, il percorso da questo punto di vista è tutto in discesa (o perlomeno avvantaggiato).
The Chills esce per un etichetta immersa "anima e corpo" in campo death metal, la Dark Descent Records sa difatti molto bene come deve essere lo standard base delle proprie uscite e anche in questa occasione non si fa cogliere alla sprovvista regalandoci tre quarti d'ora di musica sepolcrale e blasfema con le iniziali rigorosamente maiuscole.
Non c'è tempo per fare nulla, finiremo subito insabbiati e inconsapevoli prede già in partenza, schiavi del ritmo urticante di The Womb. Un flagello continuo di sapienti riffs vengono riversati su stampi calcolati con giuste forme e dimensioni (il disco è terribilmente lineare sino alla "suite" finale di nove minuti di The Eye Of Madness). Irrefrenabile il feeling dato da una batteria pestata secondo tradizione e totale feeling, rullate e ripartenze fanno da sfondo a chitarre taglienti che non si lasciano sfuggire nemmeno l'opportunità di infilzare i brani con assoli brevi ed efficaci. C'è eco, c'è riverbero e c'è dunque "antichità" su questa release, una release che non ha paura di pescare nel death metal natio (per la maggiore) quanto in quello del nord europa (senza fare nomi basta pensare a nazioni come Svezia ed Olanda). Le chitarre scavano e la voce di pari passo contribuisce a fornire quella profondità sempre benvoluta in questo tipo di produzioni. Basta dare un rapido ascolto ad una Ripped To Shreds per rendersene conto. Ritmi scanditi e "in your face", qualsiasi tempo i nostri tengano è sempre vissuto con esaltazione e convinzione (almeno nel mio caso). Scorrendo la tracklist non possono essere omesse perle come Altars, The Somber (Desolate Winds) (l'epico secondo gli Horrendous è questo, prestare massima attenzione) Fleshrot o Fatal Dreams. Tutto contribuisce ad alimentare il positivo flusso primario con il quale entriamo in collisione così facilmente fin dall'inizio. E' la costanza a dominare il lungo e largo il prodotto, lo capiremo senza inutili sforzi una volta addentrati nelle sue viscere.
The Chills si meriterebbe un sette e mezzo pieno, ma voglio restare basso per aspettare speranzoso il botto del futuro. Intanto le antenne devono restare sintonizzate qui sin da ora, senza scuse o tanti giri di parole il disco va comprato subito, alla prima occasione.
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