High on Fire / “Blessed Black Wings”

Blessed Black Wings

High on Fire

Blessed Black Wings

Relapse Records, 2005

Voto: 9/10

Un disco sorprendente da parte del terzetto capitanato da Matt Pike, che tutti ricordiamo esser stato il chitarrista dei seminali Sleep. In questo nuovo platter il sulfureo doom ? stoner delle due precedenti emissioni viene quasi del tutto accantonato, per dare spazio a composizioni che fanno della velocità e dell'impatto frontale il loro punto di forza. La cosa ancor più sorprendente è che questa netta svolta stilistica, e ai Nostri va riconosciuta una grande dose di coraggio per averla perseguita e attuata, risulta perfettamente riuscita, tanto da poter tranquillamente sostenere che siamo di fronte al loro miglior disco. Probabilmente chi conosce il loro folgorante debutto, "The Art Of Self Defense" (invero ancora molto debitore dello Sleep ? sound), penserà che io sia impazzito, ma vi giuro che è così, abbiamo a che fare con il loro capolavoro. Perché, a ben guardare, queste nuove nove composizioni suonano maledettamente "heavy metal", ma per una volta non si è di fronte a nessun tipo di basso calligrafismo manieristico, bensì a qualcosa di violento e abrasivo che utilizza il groove dello stoner (e, in generale, un approccio molto orientato agli anni Settanta per quanto riguarda l'utilizzo della materia rock) come base di partenza, e successivamente innesta su di esso ritmiche e strutture derivate dal metal degli anni Ottanta. Il risultato è un mostruoso ibrido tra la furia grezza e primordiale dei Motorhead e i Kyuss imbottiti di anfetamine (la conclusiva, strumentale "Sons Of Thunder"). I riferimenti che donano nuova linfa vitale alle canzoni della band non sono finiti qua: pezzi come "Devilution", "The Face Of Oblivion" e la title ? track vengono propulse da un uso quasi tribale delle percussioni (menzione obbligatoria per il batterista Des Kensel, protagonista di una prestazione strabiliante lungo tutto il disco), riuscendo a far collidere in pochi minuti Monster Magnet e Venom, un piglio punk e stridenti assoli Slayeriani, tanta è la veemenza sprigionata dal combo. Sembra quasi che gli High On Fire abbiano deciso di trasferire in "Blessed Black Wing" tutta l'energia che scaricano quando sono sulle assi di un palco, e non a caso l'album è stato interamente scritto, pensato e ideato "on the road"; una sorta di valvola di sfogo, di eruzione incontrollata e incontrollabile di tutte le tensioni accumulate in mesi e mesi d'incessante tour. Grazie anche alla produzione di Steve Albini, in grado di erigere un portentoso wall of sound, perfettamente bilanciato tra sonorità grasse, stoner ? oriented e l'impatto più affilato del thrash metal (no, non ho sbagliato a scrivere, sentitevi "Silver Back" e poi ditemi se non pare un pezzo degli Exodus rifatto dai Black Sabbath), l'intento di travolgere l'ascoltatore con una furia belluina è stato centrato in pieno. Il futuro del metal passa obbligatoriamente da qui.

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