Hidden Places / “Fantasia Meccanica”

Fantasia Meccanica

Hidden Places

Fantasia Meccanica

HellektroEmpire, 2007

Voto: 8/10

Il tempo porta consiglio, dicevano gli antichi. Ho avuto la possibilità di ascoltare questo disco, prima della fase di mastering, un paio di mesi fa. Lo avessi recensito in quel momento non ne avrei detto un granchè. Colpa forse di quel beat così demodè, di un suono piatto nel dispiegarsi, riconducibile ai singulti più naìf del dark-pop di moda negli eighties, o di un utilizzo della voce che in prima battuta trovavo non del tutto convincente. Ecco: dark-pop per darkettoni retrò, incurabili e pochi altri, dissi al label-master, niente di nuovo sotto i bastioni dell’Impero Hellettriko.
Ma il silente, El.Felix, lavora defilato, perentorio si muove nell’ombra, e dal nulla se ne esce dopo qualche tempo con il Cd bello e stampato. Hidden Place, “Fantasia Meccanica”. Che, va detto, si rivela quasi tutta un'altra cosa. E non per l’elegante slip-case cartonato che lo impreziosisce (il fascino felino e abbacinante della singer Sara è però tutto nell’ottimo artwork interno, firmato The Frozen Autumn).
Il mastering di Diego Banchero, musicista dietro tantissimi cult album targati Black Widow, garantisce un prezioso lavoro di cesello sui volumi (solo lavoce avrei visto in alcune parti, un tantino più in risalto) in un genere musicale che su questa cura fonda molto del suo funzionamento, facendo brillare sfaccettature che in quel primo ascolto a “grado zero” erano rimasti effettivamente in ombra. Aspetti che pongono immediatamente il gruppo qualche gradino sopra tanti epigoni che infestano la scena europea. Per cui… Al grande salto nel blu infinito di un ipotetico “Spazio zero”, magnifico strumentale di apertura, in bilico tra Kirlian Camera e Underworld più eterei (il disco ne offre due eccellenti remix, anche questi opera degli electro-gods The Frozen Autumn, con una intensa interpretazione vocale nell’ultima versione), “Fantasia Meccanica” non nega il suo profondo legame con il Synth-Pop degli anni ’80, che si avverte sin dalla suggestiva “Window Sill” e si rivela sfrontato con “Picture Hall”, con quella intro che ti riporta a certi Bronski Beat, e prosegue, come pure in “Climax Soul”, nel solco di quell’afflato austero, il più delle volte malinconico e avvolgente che lustri fa caratterizzava i successi di A-Ha, Michael e Sandra Cretu, calandoli in una vasca da contenimento marchiata Dark & Cold Wave. Ascoltando “Centre of My Mind” alcuni riandranno alle caliginose atmosfere che band come Lycia e And Also the Trees infusero ai dischi rilasciati via Project durante lo scorsa decade. In questa sintesi tra pop retro-futuristico e dark la peculiarità della band lucana.
Gli Hidden Places esistono in ogni caso qui nel 2007 e a ribadirlo vi è la presenza di episodi quali “Asimmetrie”, con quel cantato in italiano che si avvolge ad ipnotiche volute di keys o “United”, di base molto VNV Nation, oltre a segmenti sparsi un po’ ovunque, in cui i pad tastieristici mutano in spire di grande impatto e il bpm abbandona la stasi dei brani più eighties-oriented e si dinamizza, animandosi d’impeto marziale come da Ebm di ultima generazione. Stemperando quindi nella modernità il marcato citazionismo di cui il gruppo riveste la propria musica. Questo a grandi linee quanto i Places propongono al loro debutto (prima vi sono un cd-r e la partecipazione ad diverse compilation europee). l' esistenza di un simile sostrato di influenze vale per alcuni un paragone con taluni Kirlian Camera. Raffronto plausibile ma a mio avviso superficiale. La band muove sì da una serie di spunti pregressi ma li distilla attraverso la propria sensibilità, muovendosi in ambiti e modelli estremamente codificati, ma conferendo sfumature e ponendo su tutto la ricerca di un'atmosfera che permette loro di avvicinarsi ad un'espressione più intima e personale sin da ora. Sara guarda convenientemente alle grandi interpreti delle scuole succitate: la sua voce è algida e calda ad un tempo, e quando non arzigogola indecisa sul certi arrangiamenti vocali sa ammaliare, dimostrando classe,potenza e una certa dose di eclettismo.
Con “Fantasia Meccanica” gli Hidden Places piazzano sul mercato un opera prima estremamente piacevole, a tratti ingenua,che avrà grande presa emotiva sui tantissimi estimatori che queste sonorità continuano a produrre ovunque. Primo quasi-centro. Secondo, per la giovane e lungimirante HellektroEmpire.

Tags:
Commenti

Per inserire un commento devi essere registrato.
Clicca qui per registrarti oppure effettua il login.