Dissacrante sacralità e immensi scenari dissonanti, sono queste le prime parole che mi vengono in mente pensando a Apokálypsis - Unveiling the Age that is not to Come, nuovo disco dei belgi Gorath. La band si è fatta notevolmente apprezzare nel corso degli anni, e sembra ancora fortemente intenzionata a scrivere ampie dosi di "inusuale" black metal. C'è zolforosità nella loro attuale proposta, ma ci sono anche lentezza, introspezione e malevola "voracità". I sette brani (due sono situazioni d'amosfera atti a spezzare la notevole intensità di fondo) creano un circolo vizioso affascinante, il risultato (almeno nella mia situazione) è quello di indurre a continui e ripetuti ascolti di interessante esplorazione. I Gorath, non mettono paletti ben precisi e difatti non è semplice fare paragoni con qualche altra bands. C'è qualcosa dei Satyricon, ma non dovete pensare troppo ai Satyricon perchè sareste fuori strada, c'è un po di ermeticità alla Dodheimsgard e un altro po dello stile di bands come Deathspell Omega e Funeral Mist senza però toccare lidi troppo cervellotici. Le coordinate non sono mai ben precise ma un certo stile viene mantenuto lungo tutto l'album, come se stessimo ascoltando un unica e strisciante traccia di cinquanta minuti. Il meglio i Gorath lo mettono a mio avviso all'inizio, la doppietta composta da Before the Throne of the Demiurge e The Seven Seals (non a caso scelta come video promozionale) non perdona spargendo veleno letale ai quattro venti. Dopodichè comincia "il difficile" (ma non inquadrabile come meno bello), dapprima ci pensa Le Porteur de Lumière e la sua distribuzione di forti dosi "sedative" e "arpeggiose" (retrogusti post rock emergono candidamente per far scattare qualche arcano vecchio ricordo). Poi arriva l'imponente suite Beasts from the Earth and the Sea a sancire e consacrare in maniera definitiva questo particolare disco. La canzone è vocalmente sofferta e fortunatamente varia il giusto, i riffs sono ammorbanti quel tanto che basta creando un gelo ormai naturale (che qui raggiunge il suo apice), splendida la ripresa del brano una volta dato per morto (provare ad ascoltare per credere). Si può dire che Beasts from the Earth and the Sea più di altre dimostra l'ampio margine d'azione dei Gorath , e fa sperare più che bene per il loro prossimo futuro. Millennium (Thousand Years of Darkness) termina questo capitolo cingendo in maniera vibrante e oscura, ottima ancora una volta la prestazione vocale (personalissima nel suo seguire metriche del tutto fuori tempo) e il riffing serrato e sgusciante come già ascoltato in apertura.
I Gorath nel loro piccolo hanno composto un dischetto davvero niente male, la loro discografia è stata alimentata ancora una volta egregiamente. Un ascolto (meglio se ripetuti) questo Apokálypsis - Unveiling the Age that is not to Come se lo merita tutto.
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