Death/thrash, vagonate di sludge ed una evidente spruzzatina di crust-core.
E' questo quello che ci propongono gli statunitensi Early Graves band giovanissima (nata appena tre anni orsono) formata da membri di altre più longeve realtà death-core quali Clearing Autumn Skies e Something Must Die.
"Goner" rappresenta il secondo lavoro della band di San Francisco che giunge a distanza di due anni dall'esordio "We: The Guillotine" e ci presenta una band al solito ferale, il cui sound sporco e grasso è sostenuto da ritmiche furiose e d'impatto, a creare brani scarni terribilmente "selvaggi" e diretti che raramente superano i due minuti di durata se non in un paio di tracks più ragionate (si fa per dire).
Il risultato è sicuramente soddisfacente, e l'album in questione non potrà che rappresentare un più che degno ascolto per tutti gli amanti di certe sonorità.
Dieci brani per venticinque minuti totali di durata, schegge di rara furia sonora che si susseguono attraverso una sezione ritmica semplicemente devastante e riff su riff che hanno il merito di dotare i brani delle giuste atmosfere e dalle mille sfaccettature che in ben più di un occasione si mostrano debitori di certo modo di suonare più tipico dei Melvins che di un semplice gruppo crust-core.
Brani come la title-track, "Rots" o "Bastard Tears" sono vere e proprie mazzate in faccia all'ascoltatore, capaci come sono di unire quel sound tipicamente "grasso" (che non sfigurerebbero in qualsiasi uscita targata Southern Lord, così come l'artwork in pieno stile) ad un approccio ferale e diretto tipico del crust.
Ma come già detto, la band americana sembra trovarsi a proprio agio anche alle prese con ritmiche più ragionate in cui tira fuori anche un certo gusto per il refrain, tipico esempio dei quattro minuti di "Wraiths" brano davvero ben composto, dotato di un ritornello centrale ma sempre dedito ad un martellamento sonoro solo parzialmente temperato da ritmiche meno forsennate.
Alla fine l'ascolto di questo "Goner" ha il merito di risultare anche piuttosto 'easy' vista l'esigua durata ma che come rovescio della medaglia ha un'eccessiva fossilizzazione al suo interno su determinati clichet che, a parte la già citata "Wraiths" o ancora con "Trauma", ripropone in maniera troppo simile le stesse soluzioni.
Di certo non che ci si aspetti chissà cosa di diverso all'interno di una proposta così oltranzista, ma in alcuni casi la tensione tende un pò a scemare trovano la band quasi disorientata tentando di dare ai propri assalti una struttura più tipica di un brano nel termine più classico che se ne può fare.
Poco importa però perchè alla fine questo "Goner" riesce pienamente nell'intento di tirar fuori una proposta estrema e ferale che non potrà che fare la gioia degli amanti di certo modo di fare musica. Un ascolto d'obbligo per i più adepti a certe sonorità.
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